<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Relazione di coppia | Dott.ssa Alessia Vecchio</title>
	<atom:link href="https://alessiavecchiopsicologa.it/category/relazione-di-coppia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://alessiavecchiopsicologa.it</link>
	<description>Consulenze psicologiche online</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Sep 2022 12:43:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://alessiavecchiopsicologa.it/wp-content/uploads/2020/09/cropped-alessia-vecchio-sito-07-32x32.png</url>
	<title>Relazione di coppia | Dott.ssa Alessia Vecchio</title>
	<link>https://alessiavecchiopsicologa.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Gelosia digitale: come i social media impattano sulle dinamiche di coppia</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/gelosia-digitale-come-i-social-media-impattano-sulle-dinamiche-di-coppia/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/gelosia-digitale-come-i-social-media-impattano-sulle-dinamiche-di-coppia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 12:29:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[gelosia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=34131</guid>

					<description><![CDATA[Nel terzo millennio, la diffusione capillare di internet e degli smartphone ha favorito l’utilizzo massiccio dei social network, dei servizi di messaggistica e delle dating app che hanno cambiato radicalmente il modo di vivere le relazioni, soprattutto quelle d’amore L’iperconnessione è diventata una caratteristica dei rapporti, un modo per essere sempre collegati, un tutt’uno con un altro o con altri]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel terzo millennio, la diffusione capillare di internet e degli smartphone ha favorito l’utilizzo massiccio dei social network, dei servizi di messaggistica e delle dating app.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Messenger (1999)</em>, <em>Myspace (2003)</em>, <em>Facebook (2004)</em>, <em>Twitter (2006)</em>, <em>Whatsapp (2009)</em>, <em>Instagram (2010)</em>, <em>Snapchat (2011)&nbsp;</em>, <em>Tinder (2012)&nbsp;</em> <em>hanno cambiato radicalmente il modo di vivere le relazioni, soprattutto quelle d’amore (amori 4.0 p 83).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’iperconnessione è diventata una caratteristica dei rapporti, un modo per essere sempre collegati, un tutt’uno con un altro o con altri.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’illusione della connessione relazionale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">I Social Network hanno influenzato il modo in cui le persone costruiscono e gestiscono le proprie relazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attuale uso di social network, se da un lato supporta i comportamenti di&nbsp;<strong>self disclosure</strong>, ossia di comunicazione di notizie e informazioni su di sé, che possono essere associati a un aumento di autostima, dall’altro espone al rischio di&nbsp;<strong>ipercondivisione</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra, infatti, che proprio le persone maggiormente insicure della relazione tendano a ricorrere a una condivisione elevata di informazioni sulla propria relazione (Emery et al., 2015). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se pubblicare costantemente foto di coppia sui social rinforzasse il legame, perché riconosciuto da un pubblico e lo proteggesse perché la coppia attraverso le foto fornisce dettagli delle proprie intenzioni relazionali, della “salute” della relazione allontanando possibili rivali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>L’ipercondivisione risulta essere così un atto dimostrativo, </strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>che spinge verso l’apparenza e sposta il focus dalla cura della relazione reale</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, l’insicurezza personale e conseguentemente relazionale spinge verso la necessità di essere sempre connessi online all’altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò può tradire&nbsp;<strong>l’impossibilità di lasciare uno spazio di separazione dall’altro</strong>: il soggetto resterebbe incollato all’oggetto d’amore, intrappolato nella sua immagine virtuale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Il web, quindi, diventa uno spazio che offre l’illusione di negare la separazione&nbsp;.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(Troisi, Lemmo, Cesàro 2016).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La persona non riesce a sperimentare un luogo personale in cui poter coltivare la relazione con se stesso, bensì vive costantemente in contatto virtuale con l’altro saturando tutti gli spazi.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’ipercontrollo sui social&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si definisce&nbsp;<strong>Social Searching</strong>&nbsp;(Lampe, Ellison e Steinfield 2006) l’insieme di attività di controllo on line e offline del partner, che alimentano sentimenti di gelosia eccessiva alterando le dinamiche relazionali della coppia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali comportamenti di ipercontrollo spostano il focus della persona sul cellulare che diventa strumento di controllo e malessere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, non tutti sono d’accordo nell’attribuire ai social media un carattere tossico e distruttivo per le relazioni di coppia, sostenendo che la gelosia eccessiva che attiva manovre di controllo invadenti nasca nella vita offline e trovi nella dimensione online una forza motrice che amplifica i dubbi e le problematiche già esistenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I social aumentano la quantità di informazioni sul partner, rivelano molto sulle sue attività quotidiane e forniscono un contesto di scambio ed interazione molto più ampio rispetto a quello reale. Quindi, i possibili “rivali”, i dati che possono stimolare la gelosia e la semplicità di attivazione di comportamenti di controllo sono quantitativamente maggiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come gestire la gelosia sui social&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La gelosia attiva un circuito vizioso dove la paura dell’abbandono e della perdita, l’idea che l’altro possa preferire un terzo elemento a noi, ci fa sentire inadeguati e più ci sentiamo inadeguati più saremo insicuri e gelosi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È come se chiedessimo all’altro continue rassicurazioni non solo sul suo amore, sulla sua presenza nella nostra vita, ma anche sul nostro valore personale e sulla nostra amabilità. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stiamo cercando fuori da noi stessi qualcosa che dovremmo cercare all’interno.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora cominciamo a spostare il focus, riflettendo sui seguenti punti:</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>1. Vivi la realtà presente e concreta della tua relazione</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tuo rapporto di coppia non vive dentro le piattaforme social, bensì nella reale quotidianità. Prenditi cura giorno per giorno dell’intimità emotiva che ti unisce al partner, condividi esperienze e idee sulla vita. Concentrati a far crescere la relazione piuttosto che il profilo social!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>2. Evita di paragonarti agli altri attraverso le foto sui social</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si chiama&nbsp;<strong>social comparison</strong>&nbsp;la tendenza a confrontarsi con gli altri sui social network. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E per non perdere questa sfida di perfezione e felicità a tutti i costi siamo disposti anche a mentire: a far apparire entusiasmante un’esperienza che ci annoia, a mostrare il nostro aspetto nascondendo le imperfezioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E se nonostante gli sforzi perdiamo il confronto? La nostra autostima ne risente, si abbassa, dubitiamo di noi stessi, del nostro valore e si attiva un circuito negativo: più ci sentiamo inferiori agli altri più ci impegneremo a mostrarci fintamente perfetti sui social. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E se dovessimo ottenere dei like o commenti positivi, da un lato ci sentiremo sollevati (perché si vede che non siamo così male come pensavamo &#8211; il social serve per verifica e conferma del sè) dall’altro lato però ci convinceremo sempre di più che la nostra vera identità non può essere mostrata perché è sulla finta “perfezione” che abbiamo raccolto apprezzamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo rompere il circuito ed essere noi stessi ricordandoci che la vera “popolarità” sono gli abbracci degli amici storici, un sorriso con uno sconosciuto, il “ti voglio bene” di un familiare. E che il nostro valore non dipende da ciò che succede sui social.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>3. Sostituisci azioni costruttive ai rituali di controllo</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;I pensieri di gelosia e le azioni di verifica social se ripetuti con una alta frequenza rischiano di diventare delle nocive <strong>abitudini</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Occupano uno spazio vitale, necessitano di energia e impegno mentale, e farai sempre più fatica a sganciarti da loro. Faranno parte integrante della routine quotidiana e lo spazio da loro occupato, risulterebbe un vuoto intollerabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario, gradualmente, attivare delle sostituzioni: lo spazio dedicato al controllo del profilo del partner sui social deve lasciare il posto ad un’attività costruttiva (pittura, sport, lettura, una semplice passeggiata).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>4. Gestisci la pubblicazione delle foto di coppia</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Può capitare di tendere a pubblicare molte foto in compagnia del partner come atto esplicativo verso la platea social “il mio partner è impegnato, state alla larga!”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una difesa del territorio e una dimostrazione della salute della relazione di coppia. Ma pubblicare moltissime foto con il partner è davvero necessario?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È più utile stare nel momento presente dell’esperienza di coppia e prendersene cura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come comportarsi con un partner con gelosia digitale disfunzionale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversa è la situazione di chi subisce la gelosia eccessiva da parte del proprio partner.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>1. Ricorda che il controllo è sempre dannoso e tossico.</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte siamo portati a valutare il comportamento controllante del partner come una dimostrazione d’affetto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tolleriamo, quindi, che il partner ci chieda di non mettere like sui social, che ci chieda di non pubblicare selfie, che ci richieda le password per accedere ai nostri profili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non è amore, ma necessità di controllo che implica una quota di sfiducia del partner verso di noi. Così tenderemo a fare di tutto per essere degni di fiducia, per dimostrare di essere all’altezza delle aspettative e delle richieste del partner, concedendogli sempre più potere e sempre più controllo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo circuito apre le porte alla sofferenza, alla perdita di spazio personale e privacy, aumenta i dubbi su di sé generando una caduta dell’autostima, sposta energie psichiche su attività e pensieri tossici togliendole da attività costruttive.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>2. Evita l’isolamento sociale</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se siamo in una relazione con un partner molto geloso tenderemo ad anticipare i suoi desideri e a rassicurarlo in tutti i modi possibili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al partner da fastidio che io stia sui social, allora senza che lui nemmeno me lo chieda più, io evito. E tenderò ad ampliare questo comportamento anche nella vita reale, riducendo i contatti con amici, colleghi e, a volte, anche parenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sorta di deserto sociale e social che il partner apprezzerà moltissimo, garantendomi il suo riconoscimento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa dinamica è dolorosa e a lungo termine dannosa perché non è funzionale vivere in contatto con una sola persona per quanto per noi importante. È utile mantenere una solida rete sociale anche se stiamo in coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>3. Non colpevolizzarti</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Se hai agito comportamenti cristallini, non ambigui, se sei rimasto fedele al tuo partner e porti rispetto alla relazione, ma nonostante questo il tuo partner agisce spesso scenate di gelosia, sganciati dal pensiero che sia colpa tua. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il partner eccessivamente geloso tenderà a scaricare le sue insicurezze e frustrazioni incolpandoti di aver agito in mala fede. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Spiegagli assertivamente come è andata la situazione e come ti senti in seguito alle sue accuse, ma sappi che la sua gelosia ha probabilmente radici antiche legate all’insicurezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La gelosia se a basse dosi e gestita in maniera costruttiva anche sui social è una modalità per proteggere la relazione e se stessi dalla possibilità di essere ingannati, ma se invece i comportamenti conseguenti alla gelosia sono costrittivi, limitanti, di controllo allora siamo di fronte ad una gelosia disfunzionale che genererà malessere nei due partner e logorerà la relazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Impariamo a gestire la gelosia investendo sulla propria autostima!</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/gelosia-digitale-come-i-social-media-impattano-sulle-dinamiche-di-coppia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La gelosia: mostro dagli occhi verdi?</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-gelosia-mostro-dagli-occhi-verdi/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-gelosia-mostro-dagli-occhi-verdi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 12:28:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[gelosia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=34127</guid>

					<description><![CDATA[Quando la gelosia è moderata rientrando nella dinamica affettiva tra due persone allora può essere definita “fisiologica” ed è legata al senso di protezione verso un rapporto che riteniamo importante. Una gelosia eccessiva diventa fonte di malessere per chi la sperimenta e per chi la subisce, danneggiando la relazione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>William Shakespeare paragona la gelosia ad “un mostro dagli occhi versi che dileggia il cibo di cui si nutre” attraverso le parole del personaggio Iago che si rivolge ad Otello, il geloso per anotnomasia.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quella di Otello è una gelosia delirante, intrusiva, disfunzionale che tende a distruggere chi la sperimenta e le sue relazioni.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma la gelosia ha sempre un impatto così negativo? La risposta è NO.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Scopriamo il perché.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è la gelosia?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La gelosia è un’emozione complessa di derivazione sociale che si genera dal mix di due emozioni primarie: la rabbia e la paura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">È parte integrante dell’esperienza umana, in quanto cominciamo a sperimentarla sin da piccoli e può esprimersi in misura diversa in differenti contesti relazionali: pensiamo alla gelosia che il bambino prova alla nascita del fratello minore, a quella che si può sperimentare nel contesto classe verso compagni che realizzano performance dai risultati migliori dei nostri, alla gelosia verso oggetti specifici a cui siamo molto legati. Crescendo possiamo essere gelosi di colleghi, amici e dei partner.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In quest’ultimo caso si parla di <strong>gelosia romantica</strong>, la quale si organizza prevalentemente all’interno di una triangolazione:</p>



<p class="wp-block-paragraph">A. &nbsp;La persona gelosa</p>



<p class="wp-block-paragraph">B. L’oggetto della gelosia (partner)</p>



<p class="wp-block-paragraph">C. Un elemento terzo (rivale)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>La gelosia si riferisce ad un amore che il soggetto sente come suo e chi gli è stato portato via o è in pericolo di essergli portato via da un rivale.&nbsp;</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>La persona si sente privato della persona amata da una terza persona.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">M. Klein.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’elemento terzo non per forza è una persona in carne ed ossa, ma può essere una tastiera dietro lo schermo, gli obiettivi lavorativi, uno sport, il gruppo di amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, spesso la gelosia non è solo triangolare ma&nbsp;<strong>poliangolare</strong>&nbsp;(Giannelli e Rabboni 1988), ovvero la minaccia potrebbe giungere non solo da un elemento terzo ma da molteplici elementi esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste minacce esterne attivano nella persona: rivalità, competitività, possessività, controllo a causa della preoccupazione di perdere non solo l’altro in quanto compagno di vita, ma anche tutto ciò che di buono il partner ci offre: supporto, considerazione, esclusività, riconoscimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>La gelosia non permette di vedere l&#8217;altro, di incontrarlo in un tempo reale</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>nel qui ed ora della relazione.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Non ci sentiamo liberi di incontrare l&#8217;altro come persona con le sue scelte.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La preoccupazione è di essere abbandonati, scartati in favore di un “altro” più affascinante, interessante, giovane, simpatico. La sensazione è quella di perdere terreno, scivolando dentro una spirale di dubbi ed incertezze, non solo relativi ai comportamenti di infedeltà del partner, ma anche relativi a noi stessi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando siamo gelosi l’autostima comincia a vacillare attivando un circuito vizioso perché più siamo insicuri del nostro valore e più si intensificheranno i dubbi “perché lui/lei dovrebbe stare con una/uno come me”?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La gelosia “fisiologica” e disfunzionale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La gelosia è un’emozione che sperimentiamo tutti di tanto in tanto e non possiamo definirla negativa a priori, ma questo dipende da alcune caratteristiche e variabili. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la gelosia è moderata rientrando nella dinamica affettiva tra due persone allora può essere definita “fisiologica” ed è legata al senso di protezione verso un rapporto che riteniamo importante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una gelosia eccessiva diventa fonte di malessere per chi la sperimenta e per chi la subisce, danneggiando la relazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di <strong>gelosia disfunzionale</strong> quando:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; non rimane all’interno di livelli controllati e accettabili,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; si trasforma in controllo e angoscia,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; mina l’autostima di chi la sperimenta,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; non viene “risolta” in tempi brevi,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; non è generata da comportamenti e segnali concreti, ma segue fantasie e pensieri,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; ha un impatto disfunzionale sulla relazione,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; limita la libertà reciproca,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; il pensiero della gelosia diventa dominante,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; la persona agisce con gelosia attivando tutta una serie di rituali di controllo, come sottoporre il/la partner a interrogatori continui ed insistenti, cercare indizi di tradimento ovunque, cercare di controllare l’altra persona vietandole di uscire o di vestirsi in un determinato modo, spiare le mail o i messaggi senza consenso, controllare il GPS nell’auto, indagare con amici e conoscenti circa i comportamenti del/della partner, controllare i social media anche attraverso la creazione di&nbsp;<strong>profili fake</strong>&nbsp;per adescare il partner e testarne la fedeltà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Solo su Facebook si stima che siano almeno 140 milioni i profili fake, creati da coloro che vengono definiti <strong>Catfish</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Catfish è qualcuno che finge di essere qualcun altro, usando i social media per creare false identità, soprattutto al fine di manipolare relazioni online.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Catfishing è un fenomeno di inganno, che a volte viene attivato dal partner con il fine del controllo. Questo tipo di comportamento rientra in quella che potremmo definire gelosia disfunzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la gelosia è moderata rientrando nella dinamica affettiva tra due persone allora può essere definita “fisiologica” ed è legata al senso di protezione verso un rapporto che riteniamo importante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una gelosia eccessiva diventa fonte di malessere per chi la sperimenta e per chi la subisce, danneggiando la relazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il continuum della gelosia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo specificare che esiste un continuum della gelosia all’interno del quale possiamo ritrovare quattro livelli:&nbsp;</p>



<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-4fc3f8e1 wp-block-group-is-layout-flex">
<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-4fc3f8e1 wp-block-group-is-layout-flex">
<ol class="wp-block-list" type="1"><li><strong>gelosia reattiva</strong>&nbsp;&#8211; un’emozione intensa determinata da evidenti comportamenti infedeli da parte del/della partner.</li><li><strong>gelosia ansiosa</strong>&nbsp;&#8211; una reazione di allarme anche in assenza di una reale minaccia.</li><li><strong>gelosia possessiva</strong>&nbsp;&#8211; dove vengono attivati tutta una serie di comportamenti di ipercontrollo verso il/la partner (Utz e Beukeboom 2011).</li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">    4.&nbsp;&nbsp;<strong>gelosia patologica</strong>. Le caratteristiche individuate da De Clérambault hanno permesso di distinguere le   forme cliniche all’interno del campo della gelosia patologica. Tra queste:</p>
</div>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>delirio di gelosia o Sindrome di Otello</strong>, ovvero la convinzione delirante d’infedeltà.&nbsp;</li><li><strong>gelosia ossessiva</strong>, che presenta le caratteristiche di un disturbo ossessivo-compulsivo. Spesso la persona gelosa si rende pienamente conto dell’infondatezza dei propri sospetti, ma non riesce a liberarsi dal tormento del dubbio.</li><li><strong>l’iperestesia gelosa di Mairet</strong>, dove le idee di gelosia sono quantitativamente floride e tendono ad occupare tutto il campo esperenziale del paziente. Le tematiche di gelosia assumono la struttura formale di «idee prevalenti», hanno cioè una forte componente affettiva e mantengono un costante confronto con la realtà, pur occupando in modo stabile ed esclusivo il campo coscienziale del paziente.</li></ul>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella ricetta della relazione di coppia sana la gelosia può esistere, ma solo in piccole dosi (q.b.), se si trasforma in ossessione e controllo allora siamo di fronte a una dinamica disfunzionale che minerà il rapporto e genererà sofferenza in entrambi i partner.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gelosia eccessiva tende ad azzerare gli spazi tra sé e il partner, tra la coppia e il mondo esterno nel tentativo malsano di recintare la coppia e di proteggerla dalle incursioni e da possibili tentazioni.&nbsp;<strong>Il risultato non è mai la protezione, ma l’asfissia</strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Un legame d’amore senza aria e senza sole è come una fiamma rinchiusa in un bicchiere: senza ossigeno che la rigeneri, prima o poi si spegne</strong>&nbsp;(V. Randone).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La gente crede di sapere che cosa sia l’amore: non lo sa!</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E il loro malinteso rispetto all’amore crea gelosia.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Con “amore” la gente intende un certo tipo di monopolio, una sorta di ossessività,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>ma non comprende un semplice fatto della vita:&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>nel momento in cui possiedi qualcuno, un essere vivente, lo hai ucciso.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La vita non può essere posseduta.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non la puoi trattenere in un pugno:</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>se la vuoi avere,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>devi tenere aperte le tue mani</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Osho 2004</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-gelosia-mostro-dagli-occhi-verdi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA DIPENDENZA AFFETTIVA NON E’ UN VIZIO</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-dipendenza-affettiva-non-e-un-vizio/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-dipendenza-affettiva-non-e-un-vizio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 12:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=34120</guid>

					<description><![CDATA[La dipendenza non è un vizio, ne è una malattia ma è un processo che si innesca quando una persona, nel contatto con un particolare oggetto si sperimenta in maniera diversa e legge tale ristrutturazione del sé come positiva e più funzionale. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Nascere dipendenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>C’è uno stadio all’inizio dello sviluppo dell’individuo in cui l’ambiente entra necessariamente in gioco, ha un suo posto preciso e non si può quindi evitare di dargli l’importanza che gli compete.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Il neonato non ha ancora separato il NON-ME dal ME, cosicchè, per definizione il NON-ME o l’ambiente è una parte del ME dal punto di vista dell’Io del bambino</em>”</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(Winnicott, 1989 p. 487)</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni essere umano nasce dipendente dalla relazione con gli adulti che si prendono cura di lui/lei. Il neonato non è autonomo, ma ha estremo bisogno di un altro che possa comprendere e soddisfare i suoi bisogni primari.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’ambiente pre-natale ha un impatto significativo sul nascituro. Ricerche svolte sui cuccioli di primati hanno dimostrato gli <strong>effetti dello stress materno sullo sviluppo post-natale</strong>, ed in particolare è stato riscontrato da Schneider (1992, 1999) che i piccoli sottoposti a stress prenatale hanno peso inferiore alla nascita, ritardo nello sviluppo motorio, span attentivo inferiore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri studi evidenziano come alcuni aspetti dell’ambiente e delle cure neonatali, come per esempio l’<strong>handling </strong>(manipolazione) attutiscano gli effetti dannosi sullo sviluppo neonatale dell’esposizione a stress prenatale (Vallee 1997).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambiente (in particolar a livello relazionale), quindi, ha un impatto alquanto significativo e non solo nelle prime fasi evolutive, ma per tutto l’arco della vita, in quanto siamo tutti dipendenti dall’ambiente in cui viviamo: fisico, materiale, culturale e sociale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo, quindi, fisiologicamente ed antropologicamente tutti “dipendenti”, ma il confine tra la dipendenza sana e quella patologica è insita nei costrutti di <strong>flessibilità, autonomia e differenziazione</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>Si è sempre dipendenti da qualcosa o da qualcuno, il problema è solo relegato alla tipologia di dipendenza, viva se il legame evolve e si trasforma nel tempo; morta se esso invece incatena le persone nella ricorsività statica della non crescita</em>”&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">(Scurti P., 2021 p. 62).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">La dipendenza “morta” di natura affettiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni legame affettivo vi è dipendenza che, se assume determinate caratteristiche, può essere definita sana. Il termine dipendenza non ha sempre connotazioni negative. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la dipendenza si tramuta in schiavitù che non lascia spazio all’individualità, alla libertà, alla gioia, diventando un legame costrittivo ed ossessivo allora siamo di fronte ad un groviglio di dinamiche distruttive e tossiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La dipendenza affettiva patologica è il risultato dell’intersezione tra il potere che il partner ha ed il potere che la persona è disposta ad attribuire e cedere al partner.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dipendenza si realizza all’interno di una relazione, dove uno dei due partner sposta il proprio baricentro esistenziale vero l’altro attivando un percorso dal Sé alla coppia, e può assottigliarsi solamente tramite il percorso inverso: <strong>dalla coppia al Sé</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dipendenza non è un vizio, ne è una malattia ma è un processo che si innesca quando una persona, nel contatto con un particolare oggetto si sperimenta in maniera diversa e legge tale ristrutturazione del sé come positiva e più funzionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“E’ la convinzione individuale in seguito ad un’esperienza soggettivamente interpretata, di avere trovato in un posto e solo in quel posto la risposta fondamentale ai propri bisogni e desideri essenziali: che non è possibile soddisfare altrimenti” (Rigliano, 1998).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">La dipendenza affettiva come fuga</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">I comportamenti additivi ad orientamento affettivo servono per gestire e/o evitare il mare emozionale interno fatto di correnti di varie intensità: il dolore, l’abbandono, la paura della solitudine, l’impulsività, la preoccupazione, la rinuncia, la frustrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mare è ingestibile ed è necessario trovare una distanza, convincendosi di essere su una spiaggia meravigliosa che potrà appagare tutti i desideri piuttosto che sentire la fatica nello stare annaspando al largo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dipendenza, allora, funge da salvagente illusorio che estranea da se stessi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il partner diventa un’esigenza, un bisogno, qualcosa a cui aggrapparsi, in cui specchiarsi, a cui tendere. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altro è tutto!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo tutto assottiglia la libertà e l’autonomia. Ogni dipendenza, secondo Giddens, è una reazione difensiva ed una fuga, un riconoscimento di mancanza di autonomia che getta un’ombra sulle capacità dell’Io.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Io esisto solo attraverso la relazione con il mio partner, da sol* non sono nulla”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono delle vere e proprie credenze limitanti che fungono da ostacolo all’evoluzione personale. I dipendenti affettivi non hanno molti gradi di libertà perché la relazione di coppia, il loro bisogno di quella relazione, è una gabbia all’interno della quale è impossibile muoversi fluidamente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>Le dipendenze affettive hanno molti volti, tante voci. Ma il dolore si presenta sempre uguale. Il meccanismo invisibile che si ripete ancora e ancora. Una donna che, come in un incantesimo malvagio, cercando di sfuggire al suo destino, si ritrova ad ogni giro della sua vita a realizzarne un pezzo. I fantasmi sono invincibili e solo quando si ha la forza ed il coraggio di dare loro un volto ed una storia finalmente smettono di perseguitarla</em>”.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Scurti P., 2021</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Per approfondire:</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Scurti P., 2021, Psicoterapia delle dipendenze: contesti, percorsi e strumenti terapeutici, Franco Angeli</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Francois-Xavier Poudat, 2005, La dipendenza amorosa. Quando l’amore e il sesso diventano una droga</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Guerreschi C., 2011, La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore? Franco Angeli</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-dipendenza-affettiva-non-e-un-vizio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La fine di un amore: le tre fasi emotive post-abbandono</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-fine-di-un-amore-le-tre-fasi-emotive-post-abbandono/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-fine-di-un-amore-le-tre-fasi-emotive-post-abbandono/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 10:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=33322</guid>

					<description><![CDATA[Scrivere la parola fine ad una relazione sentimentale non è mai semplice, in certi casi né per chi decide di lasciare, né per chi subisce la separazione, nemmeno se il distacco avviene di comune accordo da parte di entrambi i partner. La chiusura di una relazione amorosa provoca comunque del dolore e necessita di un certo tempo di elaborazione. 
Analizzo in questo articolo il processo di rinascita a seguito di una separazione amorosa rifacendomi al teso “Le forme dell’addio. Effetti collaterali dell’amore” di Umberta Telfener
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Scrivere la parola fine ad una relazione sentimentale non è mai semplice, in certi casi né per chi decide di lasciare, né per chi subisce la separazione, nemmeno se il distacco avviene di comune accordo da parte di entrambi i partner. La chiusura di una relazione amorosa provoca comunque del dolore e necessita di un certo tempo di elaborazione.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Analizzo in questo articolo il processo di rinascita a seguito di una separazione amorosa rifacendomi al teso “Le forme dell’addio. Effetti collaterali dell’amore” di Umberta Telfener</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>The end: questa è la fine!</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In sanscrito a-more significa ciò che non muore mai. L’amore segna e guida l’esistenza fin dalla nascita, è presente nelle profondità della vita ed è per questo che le relazioni che costruiamo e manteniamo nel tempo risultano essere per noi significative e rimangono all’interno della nostra storia personale, influenzando la percezione che abbiamo di noi stessi, delle dinamiche relazionali e del mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per il suo significato vitale, quando l’amore finisce vengono a mancare temporaneamente dei riferimenti afferenti al tempo presente e futuro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è facile riuscire a maturare la fine di un rapporto di coppia, specialmente quando l’investimento affettivo e l’intimità emotiva sono stati intensi. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità attraverso cui risorgiamo dalle ceneri, ovvero affrontiamo una separazione sentimentale deriva principalmente dalla lettura e dall’interpretazione che diamo della relazione stessa e dal significato che ha acquisito per noi. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>Se riusciamo ad uscire dal vicolo cieco di un’unica interpretazione pessimistica, saremo anche capaci di trovare spiegazioni altre, magari a stupirci noi stessi delle nuove connessioni che ci vengono in mente</em>”  </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">U. Telfener p 32</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle autrici che parla delle relazioni di coppia e delle separazioni è Umberta Telfener, psicologa e psicoterapeuta, la quale nel suo libro “Le forme dell’addio. Effetti collaterali dell’amore” ci racconta tutto quello che una persona sperimenta a seguito della fine di una relazione amorosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autrice sostiene come <strong>la separazione rappresenti la rottura di una unità in cui si subisce la perdita dell’altro, la perdita di se stessi e in cui viene inferta una ferita narcisistica che scuote profondamente la personale autostima.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">U. Telfener cerca di rispondere alla complicata domanda “che cosa resta di noi dopo che l’altro ci ha lasciato? descrivendo le emozioni, le azioni e i pensieri che si vengono a strutturare nel periodo post-abbandonico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fase 1: L’annientamento, la perdita significato, la perdita di sé e del futuro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Subito dopo che il partner comunica il desiderio, la necessità e la volontà di interrompere la relazione di coppia, possono scaturire in chi subisce questo evento alcune emozioni molto intense: oltre al dolore, ci può essere una forma di <strong>disorientamento</strong> a causa di una perdita non solo dell’altro ma anche delle progettualità comuni, della vita vissuta insieme e anche, in qualche misura, di noi stessi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente questa è una delle fasi più difficili da attraversare in quanto si esperisce uno stato profondo di solitudine e malinconia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I momenti più dolenti sono forse il risveglio e la notte, quando finisce la giornata e si deve andare a letto, si viene assaliti da un senso di solitudine cosmica. Ma i pensieri rivolti al partner non sono presenti sono all&#8217;alba e al tramonto, ma invadono tutta la giornata, come se abitasse forzosamente all’interno delle mura della nostra mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante il profondo dolore e l’immensa delusione a cui si è stati sottoposti, nella prima fase post-abbandonica la persona tenderebbe a ricucire, se le fosse data l’opportunità, la relazione. Questo succede perché spesso&nbsp;<strong>la paura prende il sopravvento e la persona sente di non esistere al di fuori di quella relazione di coppia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questo in tal periodo ci si pone sulle spalle tutta la responsabilità per la fine della relazione. Siccome <strong>non siamo ancora pronti a disprezzare il partner, ad attribuirgli colpe, ad arrabbiarci profondamente con lui/lei, tutte queste sensazioni le rivolgiamo verso noi stessi. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Io non valgo abbastanza perché rimanga con me”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrive U. Telfener: “questa svalutazione di se stessi implica necessariamente una sopravvalutazione dell’altro: dopo l’abbandono noi sostituiamo la persona reale con una sua immagine rivalutata, idealizzata: non abbiamo più a che fare con l’altro, ma con la nostra idea dell’altro. <strong>L’idealizzazione è un meccanismo di difesa contro l’aggressività che potrebbe portare alla perdita totale dell’oggetto d’amore</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fase 2: la rabbia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la fase di transizione, un grande contenitore dove si mischiano emozioni spesso contrastanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni modo quella prevalente è <strong>la rabbia che ci aiuta a diminuire il peso dell’idealizzazione del partner per ricollocarlo in una posizione orizzontale e più simmetrica rispetto a noi</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo più vittime e il partner non è più carnefice, noi riacquistiamo progressivamente potere, usciamo fuori dalla prigionia, ci riappropriamo dei nostri valori e, seppur flebilmente, del nostro futuro. Iniziamo ad inquadrare il comportamento negativo e, a volte, illecito e distruttivo del partner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può capitare in questa fase che addirittura si sposti l’asse in maniera del tutto polare, cioè mentre nella prima fase la colpa della rottura della relazione era stata posta sulla propria testa, in questa fase, invece, può capitare di attribuire del tutto la responsabilità al partner. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambe le posizioni implicano una lettura eccessivamente semplicistica della realtà di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella seconda fase di elaborazione post-abbandonica nonostante le emozioni e i pensieri assumano un segno negativo, essi sono ugualmente pervasivi e, quindi, il partner continua ad essere protagonista della nostra realtà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia può essere così intensa che la persona progetta e realizza delle <strong>vendette</strong> nei confronti del partner: questa è la fase in cui, ad esempio, i figli vengono sfruttati per realizzare la propria vendetta sul campo generando un dolore in tutti i protagonisti, specialmente nei bambini che si ritrovano all’interno di dinamiche relazionali del tutto insane.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Finchè ci saranno dentro di noi emozioni così forti, significa che di strada ancora ne dobbiamo fare prima di elaborare costruttivamente la fine del rapporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrive U. Telfener: “facciamo davvero un passo avanti quando, anziché occuparci solo dell’altro, ci poniamo domande che riguardano noi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo nel momento in cui non ci sentiremo più pronti ad accogliere il nostro ex, neppure se tornasse e insistesse testardamente per rimettersi con noi, potremmo dire di essere finalmente liberi”. p114-119</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fase 3: verso l’accettazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa fase si comincia a intravedere la luce in fondo al tunnel. “Il dolore non è completamente sparito ma resta sullo sfondo, pallido, in sordina”. pagina 125.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella terza e ultima fase U. Telfener ci dice che la persona che è stata abbandonata trasformerà la rabbia progressivamente in indifferenza e <strong>l’indifferenza è il contrario dell’amore, non l’odio che invece racconta di un intenso coinvolgimento.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la fase di lenta ricostruzione in cui la persona si rimette al centro dei propri pensieri e dei propri progetti. È il momento in cui si riacquista progressivamente concretezza del qui ed ora e si sente di possedere le risorse per la costruzione del proprio futuro. Il passato non è più così ingombrante e comincia a stagliarsi sullo sfondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa fase può essere gestita e superata, per il raggiungimento un ristabilito stato di benessere, qualora la persona sia predisposta alla riflessione. U. Telfener sottolinea come sia importante riflettere sulle ragioni del proprio rapporto finito attraverso il porsi le seguenti domande: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>Perché siamo stati insieme?&nbsp;</li><li>Perché ho continuato a stare con una persona che mi ha fatto così male?&nbsp;</li><li>Come mai il rapporto è finito prima di quanto pensassi?&nbsp;</li><li>Come ho fatto ad uscirne?&nbsp;</li><li>Quali risorse ho utilizzato per riuscire a trovarmi dove sono ora, per rimettermi in piedi?</li><li>Cosa ho dato e ricevuto in questi anni? Cosa ho imparato nella relazione che appena finita?&nbsp;</li><li>Cosa sto imparando di me attraverso questa esperienza di abbandono?&nbsp;</li><li>Quali emozioni sto provando? Pagina 145</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto attraverso un lavoro di analisi personale e della relazione di coppia ormai finita sarà possibile trasformare un enorme dolore in un’esperienza di apprendimento, utile per il proprio futuro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un processo semplice e, a volte, si ha bisogno di un supporto esterno, anche di un esperto che possa facilitare o, in alcuni casi, rendere possibile l’elaborazione della perdita e la riacquisizione del senso di Sé. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ma la fine di un amore è davvero la fine?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte il dolore più grande dopo essere stati abbandonati è legato alla <strong>paura dell’inerzia</strong>. Si viene assaliti dal terrore che dopo quella storia d’amore non ci sarà più nulla di emozionante, per cui varrà la pena di essere vivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, scrive U. Telfener “<strong>da un amore finito si può anche rinascere</strong>: possono cioè nascere di nuovo parti di noi che ora acquisteranno una valenza diversa e ci renderanno più capaci di gestire la nostra vita” p.146 </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente siamo chiamati a mettere in campo una maggiore flessibilità e una maggiore centratura circa noi stessi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante non chiudersi in schemi di pensiero e di comportamento rigidi e ripetitivi, bensì modularsi ed <strong>avere la curiosità di scorgere alternative e nuove opportunità anche dietro quelli che sembrano essere solo ostacoli</strong>. </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/la-fine-di-un-amore-le-tre-fasi-emotive-post-abbandono/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il vuoto insopportabile della dipendenza affettiva</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/il-vuoto-insopportabile-della-dipendenza-affettiva/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/il-vuoto-insopportabile-della-dipendenza-affettiva/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2021 08:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=33314</guid>

					<description><![CDATA[Nella dipendenza affettiva la regolazione emotiva è spostata verso il lato interpersonale. Questo significa che lo sguardo emozionale della persona è del tutto orientato verso l’oggetto amato e quasi per nulla rivolto a se stessa. Nell’ articolo viene approfondito questo aspetto fondamentale della dipendenza affettiva che permette di comprendere alcune dinamiche relazionali ad esso interconnesso.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Nella dipendenza affettiva la regolazione emotiva è spostata verso il lato interpersonale. Questo significa che lo sguardo emozionale della persona è del tutto orientato verso l’oggetto amato e quasi per nulla rivolto a se stessa. Nell’ articolo viene approfondito questo aspetto fondamentale della dipendenza affettiva che permette di comprendere alcune dinamiche relazionali</em> <em>ad esso interconnesso</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Love addiction</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola addiction deriva dal termine latino “addicto” il quale rimanda a quelle persone che contraevano un debito e, non avendo modo di pagare la somma dovuta, divenivano assoggettati al creditore. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se alla parola addiction agganciamo “love” possiamo facilmente comprendere come la persona sperimenti una condizione in cui si sente fortemente legata all’oggetto amato, che risulta essere il centro del proprio mondo. La persona è come se vivesse una vera e propria <strong>schiavitù, incatenata con i pensieri e i sentimenti ad un altro, senza cui la propria vita risulta priva di significato</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma <strong>l’amore sano, per sua natura, non è fatto di nodi e catene, bensì di vicinanze</strong>. Quando “l’amore” si trasforma in ossessione, dolore, insoddisfazione, distruzione allora siamo di fronte ad una condizione disfunzionale che impatta intensamente sulla vita e sull’autostima della persona. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È come se si perdessero le coordinate del proprio cammino, perché fuso alla realtà del partner. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, l’immagine di sè antecedente alla relazione viene distorta in negativo e nascono, come erbacce in un giardino di rose, sentimenti di colpevolezza ed inadeguatezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aspetti comuni tra dipendenza affettiva e da sostanze</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono ancora dei criteri diagnostici che definiscano con puntualità la dipendenza affettiva, ma diversi studi hanno dimostrato come essa abbia diversi elementi in comune con la dipendenza da sostanze.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo di Reynaud nel 2010 ha individuato alcune analogie tra la dipendenza da sostanze e la dipendenza affettiva:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>Considerevole quantità di tempo speso per questa relazione (nella realtà o nel pensiero).</li><li>Riduzione di importanti attività sociali, professionali o di svago.</li><li>Persistente desiderio o sforzi infruttuosi di ridurre o controllare la propria relazione.</li><li>Esistenza di una sindrome da astinenza per l’assenza dell’amato caratterizzata da una significativa sofferenza e un bisogno compulsivo dell’altro.</li><li>Ricerca della relazione, nonostante l’esistenza di problemi creati dalla stessa.</li><li>Esistenza di difficoltà di attaccamento, come manifestato da uno dei seguenti: ripetute relazioni amorose esaltate, senza alcun periodo di attaccamento durevole, ripetute relazioni amorose dolorose, caratterizzate da attaccamento insicuro. </li></ol>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dagli elementi analizzati finora si può comprendere come la relazione di coppia in cui vi è dipendenza affettiva non sia simmetrica né reciproca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;amore corrisposto è associato a senso di completezza ed estasi, mentre quello non ricambiato è, invece, connotato da sentimenti di vuoto, ansia e disperazione. (Hatfield &amp; Rapson, 1993). È proprio così che si sente chi vive la persona dipendente affettiva, sempre affannata, angosciata, insicura dell’amore dell’altro. Più che altro <strong>insicura di essere degna di quell’amore</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, siccome spesso si lega a partner scarsamente affettivi, vive uno stato continuo di allerta e di insoddisfazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">E si attiva una sfida, basilare nelle dinamiche della dipendenza affettiva: “<em>il mio amore lo cambierà, salvandolo dalla sua vita sregolata</em>”. <strong>Salvare l&#8217;altro significa salvare se stessi da quella sensazione di inadeguatezza, dall&#8217;essere stati non visti, non amati a sufficienza. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La regolazione emotiva nella dipendenza affettiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre una relazione sana prevede la capacità di essere consapevoli della differenza tra sé e l’altro, nella dipendenza affettiva l’individuo si mette nei panni del partner attraverso il <strong>contagio mentale</strong> perdendo la capacità di mantenersi separato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è una tale <strong>centratura sugli stati emotivi dell’altro</strong>, ma una scarsissima capacità di fare letture sul proprio mondo emotivo. Praticamente la persona dipendente affettiva possiede una peculiare attitudine a cogliere le emozioni del partner più per risonanza emotiva che per capacità riflessiva, ma non riesce a cogliere le proprie emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La regolazione emotiva è completamente spostata verso il lato interpersonale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è molto importante da mettere a fuoco perché ci permette di comprendere come le persone dipendenti effettive spesso scelgano dei partner con una vita caotica. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vita disfunzionale del partner distrae dal proprio mondo emotivo</strong> <strong>troppo pieno e contemporaneamente troppo vuoto</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spostando l’attenzione e le proprie energie sulla vita del partner, non resta tempo e risorse per pensare ed attivarsi circa le condizioni interne. Quindi c’è proprio uno slittamento dell’affettività verso l’esterno che protegge la persona dipendente affettiva dai propri stati interni ingestibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se venisse, invece, scelto un partner equilibrato non ci sarebbe bisogno di investire le proprie emozioni sull’altro, non ci sarebbero drammi e necessità di controllarlo continuamente. La persona, quindi, sarebbe costretta a lavorare sulla propria di vita, a mettere ordine nel proprio caos e non si sentirebbe indispensabile per l’altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;oggetto amato diventa, quindi, un perno attorno a cui far ruotare l’autoregolazione dei propri stati emotivi e delle proprie mappe cognitive e mentali. Wright e Wright 1990 parlano di <strong>parassitismo psichico-relazionale</strong> per indicare questo meccanismo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vuoto insopportabile </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La persona dipendente affettiva è alla ricerca di storie d’amore emotivamente molto intense, coinvolgenti in modo caotico. Senza queste storie non è capace di gestire la propria vita, fatta di un vuoto interno. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non sopportare il vuoto si traduce nel bisogno di emozioni forti</strong>. Ma la conseguenza di questa relazione che, invece di favorire una crescita, fa ritornare la persona nello stesso punto di partenza ovvero la sensazione di vuoto, risulta del tutto distruttiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La persona, inoltre, si rende conto di fare sempre scelte negative e questo abbassa ulteriormente l’autostima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove ha origine questo vuoto? Esso è un insieme di manchevolezze antiche che affondano le proprie radici nelle relazioni con le figure di accudimento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I bambini che sperimentano scambi relazionali di distacco affettivo, assenza di sintonizzazione emotiva, trascuratezza, abuso non hanno l’opportunità di sviluppare quelle risorse psicologiche utili per rappresentare gli stati mentali propri e altrui, con la conseguente presenza di vuoti affettivi e cognitivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Se le figure di riferimento non mi amano, forse avrò qualcosa che non va. </em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>E allora chi altro potrà amarmi nella vita?”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo <strong>dubbio sull’essere o meno amabile</strong> serpeggerà dentro la persona dipendente affettiva che farà di tutto per guadagnarsi l’amore del partner, accettando anche situazioni limite (come ad esempio la violenza). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il partner insinuerà ulteriori dubbi nella mente della persona dipendente affettiva, che si sentirà in colpa per non essere all’altezza delle richieste altrui. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E&#8217; come se attraverso la relazione di coppia la persona cercasse di curare antiche ferite</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Se riuscirò a farmi amare dal mio partner allora non è colpa mia se i miei genitori </em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>non mi hanno amata come avrei voluto”. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; importante lavorare all&#8217;interno del setting psicoterapeutico sul senso di colpa delle persone dipendenti affettive, per far sì che possano costruire la consapevolezza di essere amabili, degne di attenzioni buone e di rispetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading">Per approfondire</h4>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Norwood, R. (1986) Donne che amano troppo. 49’ Edizione. Milano: Feltrinelli Editore</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Galante R., Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti, Torino: Antigone Editore, 2011</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Telfener U., Ho sposato un narciso. Manuale di sopravvivenza per donne innamorate. Roma: Castelvecchi Editore, 2014</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Saccà F., La vita scorre, vai oltre. Come uscire da una relazione tossica e rinascere emotivamente, Youcanprint, 2016</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/il-vuoto-insopportabile-della-dipendenza-affettiva/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’importanza dell’autostima nelle relazioni di coppia</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/limportanza-dellautostima-nelle-relazioni-di-coppia/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/limportanza-dellautostima-nelle-relazioni-di-coppia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 07:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Autostima]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=33308</guid>

					<description><![CDATA[L'articolo analizza l'impatto che la stima di sé ha sulla creazione e gestione del rapporto di coppia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La stima e la fiducia in se stessi sono ingredienti fondamentali per affrontare i diversi contesti relazionali: familiare, lavorativo, sociale. Le relazioni, a tutti i livelli, sono influenzate dalla valutazione che ogni individuo costruisce circa se stesso. In particolare, l’autostima ha un forte impatto sui rapporti di coppia.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Facciamo insieme qualche riflessione in merito.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Autostima e relazioni primarie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’autostima è prodotto delle relazioni primarie. Come quando si costruisce una casa, sono le fondamenta che la terranno in piedi quando sarà completa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli scambi genito-filiali dalle fasi perinatali e per gli anni successivi di sviluppo, sono linfa per la costruzione del sè e dell’idea di sè.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se gli scambi affettivi tra il cargiver ed il bambino sono stati caldi, costanti e coerenti ai bisogni espressi dal piccolo, allora è probabile che il bambino sviluppi un’idea di sè come soggetto degno di amore ed attenzione, viceversa se le figure di riferimento assumono ricorsivamente atteggiamenti sterili, freddi, inadeguati alle esigenze del piccolo oppure se si alternano, improvvisamente, vicinanza e lontananza, accoglienza e rifiuto, o nei casi più estremi se le relazioni sono terrifiche e violente, allora il bambino potrà pensare di essere una persona non amabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverse ricerche hanno correlato lo stile di attaccamento con il livello di autostima. Ad esempio, Griffin e Bartholomew (1994) hanno dimostrato che uno stile di attaccamento sicuro è correlato alla positività del concetto di sè.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la teoria dell’attaccamento, le interazioni sperimentate nello scambio relazionale tra bambino e cargiver verranno interiorizzate e diventeranno vere e proprie strutture mentali ovvero Modelli Operativi Interni (MOI), vale a dire “schemi generalizzati che contengono diversi aspetti della vita della persona, ossia una rappresentazione di sé, una rappresentazione delle figure di attaccamento ed una della qualità delle relazioni” Bowlby.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rappresentazioni, che inizialmente sono riferite solo alla figura di accudimento, vengono poi generalizzate e diventano un modello su “come solitamente funzionano le cose nella mia relazione col mondo”, che consente al bambino di predire i comportamenti e di mettersi in relazione con se stesso e con gli altri, sulla base delle sue esperienze relazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attaccamento e le relazioni primarie sono, dunque, le fondamenta del Sé, ma poi lungo la crescita l’autostima può essere mantenuta stabile, accresciuta o sgretolata a seconda delle esperienze che il soggetto vive.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo Harter conia il concetto di “<strong>autostima relazionale</strong>”, relativo al peso specifico che i feedback raccolti dai vari contesti relazionali ha sulla valutazione globale di sè. Questo fattore ha maggiore rilevanza in fase adolescenziale dove i coetanei sono un importante elemento di confronto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I contesti, infatti, possono fungere da:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; <strong>supporto</strong>, basti pensare al caso di un ragazzo che ha problemi di apprendimento e quindi vive il contesto scolastico con sensazioni di inadeguatezza, ma è il capitano della squadra di basket. Oppure in situazioni più delicate, all’interno delle comunità alloggio per minori in svantaggio socio-familiare, dove un contesto affettivo stabile può aiutare i ragazzi a tirar fuori i propri punti di forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&#8211; <strong>ostacolo</strong>. È immediato il riferimento agli episodi di bullismo, cyberbullismo, abuso psicologico, fisico e sessuale che possono destabilizzare anche soggetti con un iniziale buon livello di stima di sè.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’autostima nella coppia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le relazioni di coppia hanno molto a che fare con l’autostima in maniera bidirezionale: da un alto chi ha una buona stima di sè non ha la necessità di ricercare nel partner la sorgente della propria validazione, accettazione e conferma del personale valore. È libero, autonomo, rimane una sfera completa e non una metà alla ricerca dell’altra metà per sentirsi un UNO. Il partner è un’aggiunta positiva alla propria vita, non una necessità impellente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ha un impatto anche sulla scelta del partner, che sarà nella maggior parte dei casi, un’altra persona integra, capace di valorizzare l’altro. Non un compagno da salvare o da cui essere salvati. Non un salvagente, un riccio spinoso, un cucciolo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altro lato la qualità del rapporto di coppia può fungere da potenziatore o distruttore dell’autostima. I rapporti di coppia disfunzionali, dove continue e ripetute sono le comunicazioni squalificanti, oppure dove si sperimenta la violenza psicologica e/o fisica possono “indebolire a poco a poco anche una personalità inizialmente stabile, facendola diventare insicura e piena di dubbi” Galante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se all’interno di una coppia, uno dei due partner o tutti e due hanno una bassa stima di sé, la coppia soffrirà di insicurezza, passività, indecisione. Quando dovranno affrontare degli ostacoli tenderanno alla rassegnazione improduttiva.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, chi non è soddisfatto di se stesso utilizzerà lo spazio della coppia come campo di gioco da cui poter trarre i feedback necessari alla creazione di una buona immagine di sè. Quando questi rinforzi non arrivano sufficientemente, allora anche la relazione di coppia verrà valutata insoddisfacente. Ad insoddisfazione si somma insoddisfazione e ciò naturalmente amplifica gli stati negativi che la persona sperimenta dentro di sè.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>La capacità di costruire e vivere relazioni intime ha molto a che fare con l’immagine che si ha di se stessi e con il valore che ci si attribuisce</em>”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Giusti, Spalletta 1997; Giusti, Pitrone 2004</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo se entrambi i partner hanno un sufficiente livello di autostima saranno capaci di avvicinarsi intimamente. Solo se si ha una buona conoscenza della propria persona e se ci si percepisce come individui integri ed interi, allora si avrà la capacità di mostrarsi all’altro, con i propri punti luminosi ed oscuri. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo se si percepisce di avere un valore intrinseco sarà possibile non usare il partner per colmare i propri vuoti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le parole dell’autostima</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quali sono gli elementi principali dell’autostima nelle relazioni di coppia?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Valore</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione del valore personale non deve dipendere esclusivamente dai feedback che riceviamo dal partner. Ognuno di noi è utile che costruisca un’idea di sè stesso, non eccessivamente rigida, ma sufficientemente resistente, da utilizzare all’interno dei diversi contesti relazionali ed anche nella relazione di coppia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Valutazione&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Esaltarsi indiscriminatamente o pensare di essere buoni a nulla sono due posizioni polari che portano a risultati negativi seppur di segno opposto. Avere una buona stima di sè non significa pensare di saper far tutto, ma di valutare in maniera realistica le proprie risorse, competenze e capacità con lo spirito costruttivo di chi pensa di potersi sempre migliorare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Accettazione&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Avere un livello sufficiente di autostima passa propedeuticamente dall’accettazione. Accogliere i propri difetti da un lato e offrirsi l’opportunità di errare dall’altro sono due ingredienti indispensabili per non attivare le dinamiche dell’autoaccusa e della ricerca spasmodica della perfezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non assumiamo la filosofia del mascherare ciò che non ci piace di noi stessi, ma piuttosto quella del valorizzarci.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E specularmente è proficuo utilizzare questa modalità anche nella lettura del partner: da valorizzare e non da distruggere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Competizione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In molti ambiti siamo spinti a confrontarci con gli altri, anche con il partner. A volte questi paragoni possono portare la persona a svalutarsi, entrando profondamente in crisi. La sana competizione, che spinge a dare il meglio di sè è utile perché funge da stimolo positivo, ma se la competizione diventa l’ago della bilancia, in cui “mors tua vita mea” allora siamo sul filo della disfunzionalità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamoci che ogni competizione è prima di tutto con se stessi e deve essere sempre realizzata con spirito evolutivo ed il partner dovrebbe essere stimolo migliorativo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Libertà</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Avere fiducia in se stessi offre l’opportunità di muoversi nel mondo con sufficienti gradi di libertà. Libertà di scegliere, di dire ad alta voce la propria opinione anche se non si accorda a quella dell’altro. Libertà di sbagliare e di mostrarsi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Acquisire una buona autostima significa imparare a stare nella relazione e a uscirne, per poi rientrare. Significa apprendere a gestire l’autonomia nella relazione, non svincolandosi da essa” </em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Menditto 2004</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading">Per approfondire:</h4>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Giusti E., Testi A., L’autostima: vincere quasi sempre con le 3A, Sovera edizioni, 2018</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Galante R., Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti, Torino: Antigone Editore, 2011&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Bowlby J. Attaccamento e perdita, vol. 1: L’attaccamento alla madre. Torino: Bollati Boringhieri, 1972</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Bowlby J, Sborgi C. Attaccamento e perdita. 2: La separazione dalla madre. Torino: Bollati Boringhieri, 1982</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Bowlby, J. Attaccamento e perdita, vol. 3: La perdita della madre. Torino: Bollati Boringhieri,1983</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/limportanza-dellautostima-nelle-relazioni-di-coppia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Conflitti di coppia: 10 fattori per cui non si risolvono</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/conflitti-di-coppia-10-fattori-per-cui-non-si-risolvono/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/conflitti-di-coppia-10-fattori-per-cui-non-si-risolvono/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 07:59:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=33282</guid>

					<description><![CDATA[A volte, alcune dinamiche comunicative e relazionali non permettono alla coppia di risolvere i propri conflitti. In questo articolo analizziamo alcune di tali dinamiche]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>I conflitti nascono in ogni coppia da storie ed evenienze differenti. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La questione non è avere una relazione priva di conflitti, il che sarebbe impossibile ed addirittura nocivo. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il punto è gestire e risolvere i conflitti in maniera costruttiva per la coppia. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre si riesce a negoziare e trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambi. Il conflitto così si cronicizza, aumenta di intensità, si stabilizza come un soprammobile in salotto che guardiamo ogni giorno e ci genera fastidio. E questo succede anche perché utilizziamo delle dinamiche comunicative e relazionali disfunzionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Analizziamone insieme alcune:</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Lettura lineare del conflitto</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>Io ho fatto questo solo perché tu hai detto quello</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso non ci rendiamo conto che le interazioni sono delle <strong>catene circolari senza fine</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo portati, invece, a considerare i nostri comportamenti come delle inevitabili reazioni alle parole o alle azioni dell’altro. Ma questa è solo metà della storia: anche l’altro avrà reagito ad un nostro comportamento e noi ad uno ancora precedente e così via. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cerchiamo di allargare lo sguardo e leggere i comportamenti reciproci con maggiore consapevolezza. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Uso della disconferma</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>tu non esisti! </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando comunichiamo con il partner, può capitare di ignorarlo, facendo proprio finta che non stia parlando o che non sia presente nella stanza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo che questa tecnica sia utile per abbassare la tensione ma in realtà genera nell’interlocutore una profonda frustrazione. Quindi, invece, di disconfermare il partner <strong>comunichiamogli assertivamente i nostri sentimenti</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in quel momento non ci sentissimo di affrontare l’argomento chiediamo all’altro di poter posticipare la conversazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Credere che Il partner sia un nostro clone</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A volte siamo portati a credere che l’altro si debba comportare come ci comporteremmo noi al suo posto e debba dire esattamente le frasi che noi desideriamo sentire. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh questa quota di aspettative si fonda su una premessa errata: l&#8217;altro è uguale a noi!</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante avere contezza che <strong>il partner è una persona diversa da noi</strong>, con le sue peculiarità, i suoi pensieri e sentimenti, che vanno sempre rispettati. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Incoerenza tra comunicazione verbale e non verbale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che venga avviato un processo di comunicazione non garantisce che i messaggi arrivino in maniera coerente con le intenzioni ed i significati di ciascuno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte, <strong>quello che diciamo non corrisponde a come lo diciamo</strong>. Una frase dal contenuto gentile espressa con un tono di voce arrabbiato, per esempio, potrebbe confondere il nostro interlocutore e dare vita ad una comunicazione inefficace e conflittuale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Mantenere posizioni rigide</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Impuntarsi non è di certo un atteggiamento utile. Trincerarsi dietro le verità assolute che crediamo di avere solo noi nemmeno. L’atteggiamento del “so tutto io” genera fastidio e distanza relazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Flessibilità e compromesso sono invece due modalità utili per gestire i conflitti e porsi in una dinamica di ascolto del punto di vista dell’altro. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riconoscere l’interlocutore, ovvero manifestare interesse verso le sue idee e sentimenti, è sicuramente il punto di partenza imprescindibile per avere una conversazione costruttiva e una relazione in crescita</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">6. Utilizzo del paradosso</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Voglio che tu sia spontaneo con me e mi dimostri affetto”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pretendere che l’altro realizzi spontaneamente un comportamento è un paradosso che spesso danza nella nostra mente. E poi, quando fa la cosa che gli chiediamo siamo comunque insoddisfatti perché gliel’abbiamo chiesta e non l’ha fatta di sua iniziativa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un circuito che incarta la relazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lasciate che l’altro sia spontaneo a modo suo, che possa utilizzare i propri modi per dimostrare vicinanza</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimatum o le pretese giocano a sfavore della libertà. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">7. Comunicare retroattivamente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I conflitti, nella maggior parte dei casi, vengono acuiti da un comportamento che tutti mettiamo in atto: si parte da un piccolo problema attuale e si finisce per parlare di questioni lontane nel tempo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tirano fuori episodi di 10 anni prima, del tutto incoerenti con il problema iniziale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica si srotola la lista di tutte le questioni irrisolte della storia della coppia e da una piccola e gestibile battaglia ci si ritrova nel bel mezzo delle guerre puniche! </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È importante rimanere nel presente e sforzarsi di risolvere i conflitti attuali. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">8. Avere paura del conflitto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso la paura del conflitto porta ad evitarlo a tutti i costi. Il conflitto viene celato, nascosto sotto il tappeto metaforico della stanza da letto della coppia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte viene deviato su elementi terzi: suoceri, figli, lavoro. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fare finta che il conflitto non ci sia è la soluzione più controproducente di tutte. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una finzione e questo fará ammalare la coppia che dovrebbe nutrirsi solo di trasparenti onestà. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">9. Comunicazione passivo-aggressiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli stili comunicativi che alimenta il conflitto intracoppia è quello passivo-aggressivo, in cui la persona manifesta velatamente i profondi sentimenti di rabbia che cova dentro di sè. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizza le seguenti tecniche: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>dice sempre “come vuoi” durante i conflitti non esprimendo chiaramente il proprio punto di vista;</li><li>fa il finto tonto fingendo di non comprendere le ragioni o il punto di vista dell’altro; </li><li>manda frecciatine al veleno senza prendersi la piena responsabilità di quello che afferma; </li><li>usa il silenzio come arma di tortura relazionale. </li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In pratica, chi usa una modalità passivo-aggressiva tende alla manipolazione relazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">10. Polarizzazione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“chi non è con me è contro di me”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte un piccolo conflitto si trasforma in una manifestazione di fedeltà dove non esistono sfumature, ma solo colori netti in contrapposizione. O sei dalla mia parte e mi dai ragione al 100% oppure sei il mio nemico da combattere e abbattere. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ricordiamoci, però, che si può anche non essere d’accordo e questo non significa essere l’un contro l’altro armati.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono solo alcune delle dinamiche comunicative e relazionali che possono instillare il conflitto o possono acuirlo e renderlo cronico. Vi invito a rifletterci su e valutare il vostro comportamento durante il conflitto. Mettere in pratica dei comportamenti alternativi può portare a dei nuovi risultati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo non tutti i conflitti possono essere risolti con piccole modifiche, per quelli ci vuole un percorso psicoterapico che aiuti la coppia a valorizzare le proprie risorse ed acquisire modalità interattive funzionali.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph" style="font-size:23px">I<strong>l cambiamento è sempre possibile, </strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph" style="font-size:23px"><strong>facciamo il primo passo per non restare fermi!</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/conflitti-di-coppia-10-fattori-per-cui-non-si-risolvono/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mi sono innamorata di Narciso</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/mi-sono-innamorata-di-narciso/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/mi-sono-innamorata-di-narciso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 10:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=33155</guid>

					<description><![CDATA[Obiettivo di questo articolo è quello di aiutare chi vive una relazione tossica con un partner Narciso a rispondere alla domanda: chi sono io dopo aver amato un Narciso?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Stando all’interno di una relazione tossica può succedere che ci si senta confusi circa se stessi, perchè&nbsp;<strong>chi si era prima</strong>&nbsp;non corrisponde a&nbsp;<strong>chi si è adesso</strong>.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Obiettivo di questo articolo è quello di aiutare chi vive una relazione tossica con un partner Narciso a rispondere alla domanda: chi sono io dopo aver amato un Narciso?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono io dopo aver amato un Narciso?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Non mi riconosco più, io non ero così, non lo sono mai stata”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Mi ha svuotato, si è preso tutto il buono di me”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Ormai sono fragile, non più forte come prima”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Sono incapace, a volte penso che abbia ragione quando mi dice che non so fare niente”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se siete state o siete all’interno di una relazione di coppia disfunzionale probabilmente qualcuno (se non tutti) questi pensieri vi hanno almeno una volta attraversato la mente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sensazioni più comuni che mi sono state raccontate da chi vive una storia d’amore (amore?) con un soggetto affetto da disturbo narcisistico di personalità sono proprio la&nbsp;<strong>perdita dell’idea di Sé</strong>, come se i confini della propria identità si andassero sempre più sfumando, come se quello che si credeva circa se stessi fosse messo in discussione, se non del tutto&nbsp;<strong>capovolto</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si viaggia a vista non solo dentro la relazione ma anche dentro se stessi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ha la sensazione di non sapere più quali siano i propri <strong>valori</strong>, le proprie <strong>competenze</strong>, i propri <strong>bisogni</strong>, le proprie <strong>capacità</strong>, i propri <strong>confini</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché succede questo?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il Narciso proietta le parti negative di sé sul compagno/a, addossando all’altro ogni responsabilità per i propri atti aggressivi, per la propria rabbia, per i propri fallimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Tutto ciò che non va è esterno da sé, e le colpe vengono gettate sul partner, che diventa il&nbsp;<strong>capro espiatorio delle turbolenze emotive</strong>&nbsp;del Narciso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista del Narciso il Sé è perfetto, mentre il compagno/a è una persona indegna di affetto, malata, del tutto sbagliata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se questi continui attacchi alla propria identità vengono ripetuti più e più volte (e soprattutto se la persona è cresciuta in un ambiente familiare e sociale squalificante) finisce con il credere fermamente di essere davvero incapace e, quindi,&nbsp;<strong>estremamente bisognoso dell’altro</strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>La combinazione di vergogna, senso di colpa, paura e attaccamento traumatico</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>&nbsp;indebolisce a poco a poco anche una personalità inizialmente stabile,&nbsp;</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>facendola diventare insicura e piena di dubb</em>i”&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">[Galante, p. 30].</p>



<p class="wp-block-paragraph">La persona si sente fragile e comincia a pensare che senza un Altro al proprio fianco la vita è terrifica.&nbsp;<strong>La solitudine non è tollerabile</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così mette in atto comportamenti compiacenti e sacrificali verso il Narciso con la speranza di rendere la relazione stabile e duratura. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo vittime</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere accanto ad un Narciso è svilente, a volte distruttivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non dovete pensarvi “vittime” di questa persona che vi sta rovinando la vita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione di coppia viene costruita in due e, quindi, voi state partecipando a mantenere lo status quo. E (guardando il rovescio della medaglia) avete nelle vostre mani il potere di cambiare ciò che mi fa soffrire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensate che senza il Narciso non possiate sopravvivere un solo giorno, l’idea di troncare la relazione è insopportabile. E anche quando ci riuscite tutti i pensieri sono rivolti a lui e a lui soltanto, come un’ossessione continua.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è così. Non è il Narciso l’oggetto della vostra sofferenza più profonda, ma tale relazione ha riattivato delle dinamiche e delle emozioni che sono dentro di voi e hanno a che fare con voi e la vostra storia personale.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Perché rimango aggrappata al Narciso?</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Perché non lo lascio?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sono domande molto complesse, a cui non è possibile risponde in questa sede perché le risposte vanno cercate all’interno del proprio mondo interiore e relazionale, vanno cercate nel passato ed individuate le connessioni con i comportamenti odierni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione con il Narciso ha un significato che va individuato con l’aiuto di uno psicologo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma è amore?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse leggendo il paragrafo precedente mi avete risposto: ma io non lo lascio perché amo Narciso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è amore?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà&nbsp;<strong>non amate Narciso</strong>, ma il suo Falso Sé idealizzato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E “il dolore del distacco non è dato dalla perdita della persona in sé e per sé, ma dalla sparizione dell’idealizzazione che ne era fatta”&nbsp;[Saccà, p. 22].</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla radice di questa relazione non c’è amore ma la&nbsp;<strong>necessità di colmare antichi vuoti</strong>&nbsp;e la paura: paura di restare da soli, di non essere degni d’amore e di considerazione, paura di essere ignorati, abbandonati, annichiliti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Offrite presenza e tolleranza con la speranza che il Narciso possa proteggervi dalle vostre paure.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, le paure vicino al Narciso si ingigantiscono [Norwood, 2013].</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa fare per sopravvivere a Narciso?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo, come spesso accade in molte circostanze di sofferenza, è prendere piena consapevolezza della situazione insana in cui siete inseriti. E questa piena consapevolezza si raggiunge passando per:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>un esame di realtà che vi permette di vedere in maniera nitida voi stessi, il partner e la relazione di coppia;</li><li>l’ammissione della propria difficoltà di applicare un controllo efficace alle dinamiche relazionali;</li><li>iniziare a concentrarsi su di sé piuttosto che su tutto ciò che è esterno da sé;</li><li>accettare di aver bisogno di aiuto.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sganciarsi da una relazione sentimentale disfunzionale come quella con un partner con disturbo narcisistico di personalità è molto complesso. È come una droga dalla quale bisogna realizzare una graduale disintossicazione, che genera malessere e sofferenza tanto quanto la relazione, almeno per i primi periodi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questo è difficile resistere e, a volte, da soli non si riesce. Questo non significa che non siete capaci, questo non deve minare la vostra autostima, perché tirarsi fuori da questa melma relazionale è davvero complesso…ma possibile!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Vi lascio tre domande da cui partire:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cos’è importante per te?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cosa ti fa sentire bene?&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cosa è nutriente per la tua vita?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading">Per approfondire</h4>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Galante R., Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti, Torino: Antigone Editore, 2011&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Saccà F., La vita scorre, vai oltre. Come uscire da una relazione tossica e rinascere emotivamente, Youcanprint, 2016&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Norwood R., Donne che amano troppo, Milano: Feltrinelli Editore, 2013&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/mi-sono-innamorata-di-narciso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mal d’amore e manipolazione narcisistica</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/mal-damore-e-manipolazione-narcisistica/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/mal-damore-e-manipolazione-narcisistica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 11:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=33052</guid>

					<description><![CDATA[I comportamento del soggetto che ha un disturbo di personalità narcisistico all'interno delle dinamiche di coppia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>All’inizio sembra la storia d’amore più bella ed intensa di sempre. Come quelle con cui siamo cresciuti guardando film romantici, dove il partner è semplicemente&nbsp;<strong>perfetto</strong>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma poi, iniziano la manipolazione, le bugie, l’angoscia e ci si sente&nbsp;<strong>malati d’amore</strong>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Iniziamo questo viaggio esplorativo all’interno del mondo della manipolazione narcisistica cercando di rispondere alla domanda: chi è Narciso?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo un mostro</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti nella propria vita hanno conosciuto un Narciso, il quale spesso viene descritto freddo e spietato, avente l’unico obiettivo di annientare, distruggere e manipolare le persone con cui entra in relazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&nbsp;<strong>mostro</strong>&nbsp;dal quale proteggersi, senza che vi sia un contesto, una storia, una dimensione personologica dietro questa visione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Narciso, invece, innanzitutto è una&nbsp;<strong>persona</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra banale o impopolare questa frase, ma è importante, a mio avviso, partire dalla consapevolezza che Narciso non è altro che una persona affetta da un&nbsp;<strong>disturbo di personalità</strong>, il cui sintomo principale è un&nbsp;<strong>deficit</strong>&nbsp;nella capacità di provare&nbsp;<strong>empatia</strong>&nbsp;verso gli altri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni comportamenti che mette in atto il Narciso sono spaventosi, è vero, e bisogna riconoscerli per proteggersi, ma non dimentichiamo che è, comunque, un essere umano che vive un disagio personale e relazionale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se perdiamo di vista la dimensione umana finiamo con il renderci ciechi da un occhio pensando che la vista residuale ci rimandi l’immagine del Narciso così per com’è. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Identikit del Narciso</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può fare un identikit del Narciso per eccellenza, un profilo psicologico che corrisponda perfettamente a tutti i casi, perché ogni persona è unica ed è il risultato di una&nbsp;<strong>storia</strong>&nbsp;<strong>personale e familiare</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni Narciso ha un passato e delle risorse individuali e sociali che possono aiutarlo (o meno) nella gestione delle relazioni e del proprio funzionamento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, vi sono varie&nbsp;<strong>tipologie</strong>&nbsp;di narcisismo patologico, diversi tratti preponderanti, gradi di severità differenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è un elemento che accomuna tutti i Narcisi: dietro ad un’idea e un’immagine di Sé fortemente idealizzata, vi è un&nbsp;<strong>vuoto profondo che rende tutto fittizio</strong>, irreale, finto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appaiono sicure di sé, forti e arroganti a volte, ma dietro la maschera nascondono un malessere fatto di paure.&nbsp;&nbsp;La paura dell’altro, o meglio, la paura del legame con l’altro, della dipendenza, della vicinanza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura dell’abbandono, della delusione, della sofferenza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura dell’<strong>intimità affettiva&nbsp;</strong>profonda che gestiscono con la lontananza e con la lotta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle relazioni non creano nessun coinvolgimento profondo per paura di rimanere imbrigliati nei sentimenti, per paura di dover dipende dall’altro, cosa non tollerabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Hanno molto bisogno degli altri come ossigeno del vivere e&nbsp;</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>contemporaneamente non li considerano importanti nel loro universo</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">U. Telfener</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cercano sempre un altro accanto (ma non troppo) senza riuscire davvero a stare con quella persona né ad andarsene definitivamente. Restando nell’immenso limbo del&nbsp;<strong>né con te né senza di te</strong>. Non sanno stare in relazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la capacità di attenzione e comprensione emotiva degli altri è uno strumento per soddisfare i bisogni del Sé: bisogno di stima, di considerazione, di ammirazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste persone hanno una ingigantita percezione di sé – il cosiddetto&nbsp;<strong>Sé Grandioso</strong>&nbsp;– che li porta a sentirsi molto importanti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Idealizzano se stesse e sono molto concentrate su tutto ciò che le riguarda, mettendo pochissima, se non del tutto nulla, attenzione e coinvolgimento emotivo verso le persone che orbitano attorno al loro mondo relazionale, se non solo nella fase della conquista.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, credono di essere speciali come nessun altro, non tollerano le critiche, le loro energie sono sbilanciate verso l’interno lasciando all’esterno solo poche briciole. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Narciso nella relazione di coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo pensare che la relazione con un Narciso sia intrisa solo di spazzatura relazionale. Non ci sono solo lattine vuote d’affetto e avanzi di tenerezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è solo il cattivo odore delle bugie e degli insulti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se no nessun partner rimarrebbe a loro fianco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella relazione con Narciso si vivono&nbsp;<strong>emozioni forti</strong>, dall’intenso appagamento relazionale fatto di desiderio e vicinanza al conflitto acceso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Narciso vive dentro una tempesta emozionale, in cui alterna bruschi cambiamenti: dalla dolcezza all’aggressività, dalla presenza morbosa alla rottura relazionale. Un vero e proprio&nbsp;<strong>circuito relazionale aggressivo</strong>&nbsp;in cui si susseguono ricorsivamente l’allontanamento e il riavvicinamento al partner.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“L’unione con un narcisista patologico è governata da un paradosso:&nbsp;</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>è possibile quando è impossibile</em></strong><em>.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Perché ci sia il legame questo dev’essere distrutto o spezzato di continuo dal distacco, dal tradimento e dall’annullamento del partner”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Narciso realizza dei veri e propri attacchi al legame attraverso tutta una serie di comportamenti, tra cui quelli più ricorsivi sono la&nbsp;<strong>provocazione</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>svalorizzazione</strong>&nbsp;dell’altro per garantirsi un sufficiente grado di autostima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il partner è un&nbsp;<strong>serbatoio di gratificazioni</strong>&nbsp;che può essere mantenuto in un incastro ricorsivo senza fine.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appena sopraggiunge un bisogno il Narciso ricarica il proprio Ego attraverso la vicinanza, mai intimamente affettiva, dell’altro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il partner, quindi, non ha valore in quanto persona, amata e amabile, ma viene considerata come oggetto che, insieme ad altri oggetti, nutre il Narciso quando è “scarico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“Narciso è come una&nbsp;<strong>lavagna cancellabile</strong>:</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>&nbsp;ci si può scrivere sopra qualunque cosa,&nbsp;</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>ma nulla rimane davvero impresso”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Egli necessita di&nbsp;<strong>specchi</strong>&nbsp;capaci di confermarlo. A tal fine cerca l’amore dell’altro con una funzione di rifornimento narcisistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impiega ogni strategia seduttiva per poter essere visto positivamente dal partner, tentando di assumere le sembianze del “<strong>sogno d’amore</strong>”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E riesce quasi sempre nell’impresa. Il partner è intensamente legato/a al Narciso, sviluppando una dipendenza affettiva che ingabbia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche perché il Narciso in tutta la fase iniziale di “conquista” è semplicemente perfetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Narciso all’inizio della relazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Narciso all’inizio della relazione mostra tutte le migliori qualità: è intelligente, affascinante, brillante, intenso, capace di fare sentire il partner interessante e desiderato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi mesi è attento, iperpresente, completamente votato all’altro. Coinvolgente e capace di rispondere ai bisogni del partner.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo forte carisma conquista tutti. In una cena è lui il protagonista indiscusso che calamita tutte le attenzioni su di sé. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>“<strong>il piacere di piacere sembra quasi una droga</strong>,</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>un’emozione più che necessaria”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio tra il Narciso e il partner si crea una relazione simbiotica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Narciso dopo la conquista</h3>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla luna di miele dei primi periodi si passa all’attuazione di comportamenti di attacco al legame. A causa di una profondissima paura di diventare a propria volta dipendente, il Narciso attiva il conflitto utile a ristabilire una “distanza di sicurezza” in quanto ha molta paura di poter dipendere dall’altro, così comincia ad essere violento, squalificante, distruttivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi soggetti diventano:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Ipercontrollanti</li><li>Possessivi&nbsp;</li><li>Inveiscono contro tutte le persone con cui la partner ha un legame per reciderlo e farle terra bruciata attorno</li><li>Per nulla empatici</li><li>Egoisti</li><li>Violenti&nbsp;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi movimenti permettono al Narciso di avere un intenso controllo sul partner, che è indice di potere. Tutto ciò infonde profonda gratificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Umberta Telfener, il narcisista riproduce nei suoi non-legami di coppia i seguenti comportamenti: dopo una prima fase in cui come abbiamo visto si mostra perfetto e fa sentire il partner ammirato e desiderato, egli modifica radicalmente il suo atteggiamento disprezzando tutto ciò che l’altro fa, facendolo sentire inutile, incapace, inadeguato e questo per aumentare la dipendenza da sé.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È frequente che dopo questo periodo di gaslighting, il Narciso decida di recidere la relazione sparendo nel nulla. Ciò traumatizza la vittima ancora di più e dilagano in lei profondi sentimenti di colpevolezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia i narcisisti non spariscono mai del tutto, controllano quello che fa la vittima e, puntualmente, ritornano. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h4 class="wp-block-heading">Per approfondire</h4>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Galante R., Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti, Torino: Antigone Editore, 2011&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Telfener U., Ho sposato un narciso. Manuale di sopravvivenza per donne innamorate. Roma: Castelvecchi Editore, 2014&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Secci E. M., I narcisi perversi e le unioni impossibili. Sopravvivere alla dipendenza affettiva e ritrovare se stessi, Youcanprint Editore, 2014&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Brunelli P., Trauma da narcisismo nelle relazioni di coppia. Ipotesi per una nuova diagnosi. Edizione a cura dell’Associazione culturale Albedo per l’immaginazione attiva, Milano 2011&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Saccà F., La vita scorre, vai oltre. Come uscire da una relazione tossica e rinascere emotivamente, Youcanprint, 2016&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Borgioni, M., Dipendenza e controdipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota, Roma, Alpes, 2015&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/mal-damore-e-manipolazione-narcisistica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I 10 COMPITI CHE LA NEOCOPPIA DEVE AFFRONTARE.</title>
		<link>https://alessiavecchiopsicologa.it/i-10-compiti-che-la-neocoppia-deve-affrontare-cosa-fare-affinche-la-relazione-funzioni/</link>
					<comments>https://alessiavecchiopsicologa.it/i-10-compiti-che-la-neocoppia-deve-affrontare-cosa-fare-affinche-la-relazione-funzioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Vecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 18:37:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazione di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione di coppia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://alessiavecchiopsicologa.it/?p=32794</guid>

					<description><![CDATA[Cos'è una coppia e quali sono i compiti evolutivi che deve affrontare all'inizio della sua costituzione? ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La nascita di una coppia non è una ricetta fatta solo di amore e tenerezza, di farfalle nello stomaco e sguardi languidi.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La costruzione di una base solida su cui poter innalzare i pilastri di una relazione sana e duratura implica un grande impegno reciproco, un vero e proprio “lavoro di coppia”.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cancrini ed Harrison nel libro “Potere in amore” descrivono la coppia come uno strano animale a 4&nbsp;&nbsp;zampe: dove vi sono i due partner ed i loro rispettivi modelli di coppia ed aspettative.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella relazione di coppia, infatti, non esistono solo “due cuori e una capanna”, né solo il rispettivo amore, ma entrano in gioco tutta una serie molto complessa di dinamiche intra e inter relazionali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I neo-partner sono chiamati a realizzare un&nbsp;<strong>accomodamento</strong>&nbsp;all’interno di vari livelli: dalle piccole abitudini quotidiane alle dimensioni più ampie. In questo processo di reciproco accomodamento la coppia sviluppa una serie di “mappe” che permettono ai partner di orientarsi nell’intricato cammino a due. Queste mappe non sono altro che modelli di comportamenti, valori, credenze, prospettive.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni partner propone le proprie mappe personali, che ha costruito lungo la strada precedentemente percorsa, e si attiva così un meccanismo di continui aggiustamenti reciproci, che consentirà alla nuova coppia di strutturare delle mappe specifiche del loro rapporto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi modelli condivisi formano&nbsp;<strong>un’invisibile rete di richieste complementari</strong>&nbsp;che regolano la coppia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La neo-coppia, oltre che modulare le dimensioni interne, deve riorganizzare anche tutti gli altri contesti di vita: dal lavoro, agli amici, agli hobbies, alle relazioni con le famiglie d’origine. La regolazione del tempo e della dedizione personale verso ciò che è esterno alla coppia è un passaggio molto delicato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La&nbsp;coppia non è la somma di due individui,&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>ma è un&nbsp;elemento terzo con caratteristiche specifiche,&nbsp;</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>di&nbsp;cui bisogna aver cura.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">I contratti di coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esistono soltanto le dinamiche individuali né quelle relazionali, ma esistono delle specifiche configurazioni in cui mondo interiore e forme di relazione si connettono in una trama di coppia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il&nbsp;<strong>modello integrato dei contratti</strong>&nbsp;(Malagoli Togliatti, Angrisani, Barone, 2004) nelle prime fasi costitutive la coppia sottoscrive un&nbsp;<strong>contratto</strong>, che assomiglia ad un iceberg: la parte in superficie, quella che si osserva fuori dall’acqua, si compone di tutta quella serie di regole ed accordi espliciti e consapevoli, mentre la parte sommersa è l’insieme di tutti i vincoli non consapevoli, ovvero tutto ciò che ogni partner si aspetta dall’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo contratto però, in alcuni casi, può risultare fraudolento, nel caso in cui uno dei due partner, avendo dei bisogni profondi insoddisfatti, ritiene che l’altro debba in tutto e per tutto colmarli.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parte dell’iceberg sommersa si costituisce sull’idealizzazione: di se stessi, del partner e della relazione. Tutto è basato quindi sull’illusione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la fase dell’innamoramento, quando la coppia si costituisce, ciascuno dei partner concentra sull’altro un complesso impasto di aspettative, basato sulla convinzione che il partner sia l’unico capace di dare risposta a ciò che si va cercando.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma via via che la relazione si consolida e prosegue gli elementi su cui si è costituito il contratto originario si rivelano superati al punto da richiedere una vera e propria&nbsp;<strong>rinegoziazione</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo se la coppia sarà capace di costituire delle basi nuove su cui fondare la propria relazione è possibile superare la crisi della disillusione e della delusione: il partner è perfetto e non corrisponde all’immagine idealizzata che si è costruita all’inizio, non risolverà tutti i nostri problemi, non può soddisfare i bisogni arcaici del partner.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo porterà la coppia a sottoscrivere un&nbsp;<strong>secondo contratto</strong>, in cui gli aspetti positivi e negati del partner e della relazione vengono integrati ed accolti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading">I compiti evolutivi della neo-coppia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La costituzione di una nuova coppia, quindi, implica molte rimodulazioni, riattiva questioni antiche, ci mette a confronto con parti di noi stessi e della nostra storia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta stessa del partner si lega a filo doppio con quello che siamo e che abbiamo vissuto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Far funzionare una relazione non è semplice e, di certo, non ci sono delle ricette magiche che, se seguite alla lettera, proteggeranno dal rischio del fallimento relazionale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante, però, considerare ed avere chiari quali compiti evolutivi sia necessario affrontare per costituire le basi per un rapporto sano e durevole:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Conciliare i diversi stili di vita</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni partner dovrà attivare un lavoro di modulazione dei propri spazi individuali per garantire uno spazio di coppia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Fissare delle regole&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni partner sarà chiamato a partecipare alla definizione di regole condivise relative a questioni di ordine quotidiano e non, in modo che siano chiari i compiti e le posizioni di ciascuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Imparare ad affrontare i conflitti&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Imparare ad affrontare i conflitti in maniera costruttiva, utilizzando una comunicazione priva di squalifiche che minano l’autostima altrui, cercando una negoziazione che possa far giungere ad una soluzione soddisfacente per entrambi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Costruire dei sani confini&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Determinare dei confini verso l’esterno per mantenere i rapporti con le persone importanti del proprio mondo relazionale evitando che questi invadano la relazione di coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Curare l’intimità affettiva</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Curare l’intimità e l’affetto la vicinanza, il conforto, la gentilezza, la cura, le carezze, il desiderio sono elementi essenziali per il benessere della coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">6. Condividere la socialità&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Condividere la socialità con il partner, mantenendo degli spazi sociali personali che siano compatibili con la coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">7. Cooperare&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cooperare per migliorarsi a vicenda, arricchirsi, aiutarsi senza cadere nella dipendenza disfunzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">8. Accettare l’altro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Andare al di là dell’idealizzazione iniziale e, una volta visto il quadro reale dell’altro accoglierlo con i punti di forza e di debolezza, con i difetti e le competenze e, viceversa, sentirsi accolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">9. Svestire i panni del Salvatore&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non pensare che il partner possa salvarci o che noi possiamo salvare lui/lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h3 class="wp-block-heading">10. La perfezione non esiste&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non pensare che il partner possa colmare tutti i vuoti pregressi, soddisfare tutti i bisogni, esserle l’unico elemento di felicità. Queste sono attese impossibili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>In un mondo ritornato al nomadismo sotto l’effetto della globalizzazione, nomadismo più impersonale che nomadismo delle origini, la coppia è più che mai il sistema che si crea per una scelta personale nell’intento di ritrovarsi, essere riconosciuto rassicurato sulla propria esistenza. La coppia è un sistema che assicura all’individuo un compagno di viaggio in un mondo in mutamento.</em></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Caillè 2015</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Per approfondire:</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Caillè P., Viaggio nella sistemica. Il terapeuta, le domande di aiuto, la formazione. Roma: Alpes Italia, 2015</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Malagoli Togliatti M., Angrisani P., Barone M., La psicoterapia con la coppia. Il modello integrato dei contratti. Teoria e pratica. Milano: Franco Angeli, 2004</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Minuchin S., Fishman H. C., Family therapy techniques.&nbsp;Harvard University Press, 1981 trad. It. Guida alle tecniche di terapia della famiglia. Roma:&nbsp;Casa Editrice Astrolabio &#8211; Ubaldini Editore, 1982</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://alessiavecchiopsicologa.it/i-10-compiti-che-la-neocoppia-deve-affrontare-cosa-fare-affinche-la-relazione-funzioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
