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COSA FACCIO A CAPODANNO? L’ansia dello star bene in compagna

Individuo

Le regole per Capodanno sono: 

si DEVE stare in compagnia (non importa nemmeno tantissimo quale compagnia)! 

Si DEVE fare qualcosa di assolutamente divertente! 

Si DEVE partecipare ad un party!

Il primo pensiero che viene in mente è “Che ansia, però,”! Perché stare dietro a questi doveri quando forse sarebbe più utile dirsi che il primo dell’anno è solo un numero simbolico?Dovremmo chiederci “cosa mi piacerebbe fare a Capodanno?”. 

Già mesi prima delle feste girano post sui social in cui si evince l’ansia del “Cosa faccio per le feste?” “Con chi trascorrerò il Capodanno?”, che sottendono un pò la preoccupazione dello star soli e la paura dell’essere mal giudicati qualora non si fosse al centro di inviti festaioli. 

Durante la settimana che precede il Natale, trascorrere del tempo con se stessi, è tollerato, accolto, mentre nei giorni successivi fino al 7 gennaio essere “soli” diventa quasi una vergogna.

Le festività di Natale e Capodanno, possono quindi trasformarsi in veri e propri generatori di ansie e angosce per diversi scenari possibili:

  • Preoccupazioni circa le proprie performance sociali
  • Tensioni legate alle relazioni familiari
  • Sentimenti di esclusione/solitudine
  • Aspettative irrealistiche sul divertimento che vengono infrante
  • Disagio nello stare in contesti sociali non confortevoli
  • Ricordi legati ad un passato doloroso oppure sofferenza legata ai ricordi di un passato molto felice che non esiste più
  • Bilancio in negativo dell’anno appena trascorso
  • Paura per il nuovo anno.

È come se fosse tangibile un’ intensa dissonanza tra le luci, gli addobbi ed i messaggi di felicità del contesto ed il proprio stato d’animo intriso di ansia e tristezza.

 

Dalle doverizzazioni cognitive all’evitamento sociale

Un uomo che teme di soffrire soffre già per ciò che teme” 

(Michel De Montaigne)

Spesso la partecipazione alle feste di inizio anno viene vissuta con uno stato d’animo per nulla rilassato. La tensione spesso ha a che fare con la paura del giudizio e del rifiuto scatenati all’interno del contesto sociale. 

Quindi oltre ai doveri del “fare”, “fare qualcosa di divertente” e del “fare qualcosa di divertente in compagnia”, queste preoccupazioni danno vita a delle rigide doverizzazioni cognitive che non permettono alla persona di essere spontanea, aumentando paradossalmente ed esponenzialmente tutte le difficoltà:

“devo essere simpatico” 

“devo essere del tutto rilassato” 

“devo sempre dire cose intelligenti”

“non devo mostrarmi ansioso”

“non devo essere il solito sfigato”.

Queste doverizzazioni cognitive generano delle preoccupazioni sociali:

“Non riuscirò ad essere simpatico e spigliato”

“Sarò teso come una corda di violino”

“Non riuscirò a dire nulla di interessante”

“Mi tremerà la voce e inizierò a sudare”

“Sarò il solito sfigato”.

All’interno delle preoccupazioni sociali si incastrano dei veri e propri giudizi di valore:

“se mi mostro in ansia allora penseranno di me che sono una persona inadeguata”

Giudizio: L’ANSIA E’ INDICE DI DEBOLEZZA

“se non ho la battuta pronta allora sono un asociale sfigato”

Giudizio: IL VALORE PERSONALE DIPENDE DALLE COMPETENZE SOCIALI E DALL’OPINIONE ALTRUI

“se commetto un errore, allora sono finito”

Giudizio: SBAGLIARE NON E’ TOLLERABILE. SEI SBAGLI SIGNIFICA CHE SEI SBAGLIATO

I giudizi di valore orientano la valutazione soggettiva di sé e del contesto e di conseguenza le scelte comportamentali di natura protettiva:

meglio evitare tutte le situazioni in cui posso essere giudicato”

“è preferibile che io stia in silenzio per evitare di balbettare o dire stupidaggini”

“faccio finta di parlare al cellulare quando mi si avvicina qualcuno”.

La tentata soluzione rinforza il problema

In pratica per la festa di Capodanno si chiede a se stessi di essere la versione carismatica, attraente e perfetta di se stessi, ma si finisce per fare i soprammobili.

Affannarsi a cercare di risolvere il problema attraverso l’assenza di difetti e la tendenza al perfezionismo comportamentale, fisico, comunicativo rinforza il problema stesso:

  • forzarsi ad essere spontanei fa sembrare più rigidi
  • obbligarsi a non avere l’ansia genera maggiore agitazione
  • sentirsi tutti gli occhi puntati addosso mette nelle condizioni di realizzare performance sociali meno brillanti di quelle che si potrebbero mettere in campo. 

In pratica la paura del problema rinforza il problema stesso!

Nel caso dei contesti sociali ci troviamo di fronte alla preoccupazione di attivare comportamenti che renderebbero noti ad altri certi difetti, incapacità, manchevolezze per le quali si verrebbe giudicati negativamente. Ma il primo giudizio negativo parte da sé!

Quindi non siamo deboli perché proviamo ansia, perché non sappiamo parlare con gli altri, perché diremo frasi sconnesse e poco interessanti, ma è il giudizio negativo su noi stessi che ci indebolisce.

Consigli per affrontare il Capodanno

  1. Accetta o tuoi limiti e difetti, pensandoli come caratteristiche e non come nei da coprire a tutti i costi.
  2. Abbi contezza che anche gli altri hanno dei limiti e dei difetti, perché la perfezione non esiste in te, ma non esiste anche negli altri.
  3. I giudizi altrui non sono descrittori della tua persona. Gli altri possono pensare ciò che desiderano, ma tu sai chi sei!
  4. Una brutta figura non fa di te una persona incapace.
  5. Dall’errore si può apprendere.
  6. Punta sulle tue qualità e capacità invece che sulle abilità che pensi siano gradite agli altri.
  7. Essere rifiutati da qualcuno non è una catastrofe, è un normale evento sociale che tutti vivono.
  8. Non metterti a scrivere una lunga lista di buoni propositi, che si assottiglia con il trascorrere dei mesi. Già a marzo i buoni propositi si trasformano in progetti non raggiunti che rimangono chiusi nel cassetto pronti per l’anno successivo e ti farebbero sentire fallimentare. Poniti obiettivi (pochi) semplici, chiari, raggiungibili e nuovi! Obiettivi, non propositi!
  9. Pensa il Capodanno come un’opportunità e non come l’ennesimo tentativo di dimostrare che sei migliore di ciò che hai mostrato fino ad ora. Non hai nulla da dimostrare!
  10. Ricorda che per quanto l’anno appena trascorso sia stato un disastro, sei sopravvissuto! Hai saputo reagire, resistente e resiliente! 

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