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La gelosia: mostro dagli occhi verdi?

Individuo, Relazione di coppia

William Shakespeare paragona la gelosia ad “un mostro dagli occhi versi che dileggia il cibo di cui si nutre” attraverso le parole del personaggio Iago che si rivolge ad Otello, il geloso per anotnomasia. 

Quella di Otello è una gelosia delirante, intrusiva, disfunzionale che tende a distruggere chi la sperimenta e le sue relazioni. 

Ma la gelosia ha sempre un impatto così negativo? La risposta è NO. 

Scopriamo il perché.

Cos’è la gelosia?

La gelosia è un’emozione complessa di derivazione sociale che si genera dal mix di due emozioni primarie: la rabbia e la paura. 

È parte integrante dell’esperienza umana, in quanto cominciamo a sperimentarla sin da piccoli e può esprimersi in misura diversa in differenti contesti relazionali: pensiamo alla gelosia che il bambino prova alla nascita del fratello minore, a quella che si può sperimentare nel contesto classe verso compagni che realizzano performance dai risultati migliori dei nostri, alla gelosia verso oggetti specifici a cui siamo molto legati. Crescendo possiamo essere gelosi di colleghi, amici e dei partner. 

In quest’ultimo caso si parla di gelosia romantica, la quale si organizza prevalentemente all’interno di una triangolazione:

A.  La persona gelosa

B. L’oggetto della gelosia (partner)

C. Un elemento terzo (rivale)

La gelosia si riferisce ad un amore che il soggetto sente come suo e chi gli è stato portato via o è in pericolo di essergli portato via da un rivale. 

La persona si sente privato della persona amata da una terza persona.

M. Klein.

L’elemento terzo non per forza è una persona in carne ed ossa, ma può essere una tastiera dietro lo schermo, gli obiettivi lavorativi, uno sport, il gruppo di amici.

Inoltre, spesso la gelosia non è solo triangolare ma poliangolare (Giannelli e Rabboni 1988), ovvero la minaccia potrebbe giungere non solo da un elemento terzo ma da molteplici elementi esterni.

Queste minacce esterne attivano nella persona: rivalità, competitività, possessività, controllo a causa della preoccupazione di perdere non solo l’altro in quanto compagno di vita, ma anche tutto ciò che di buono il partner ci offre: supporto, considerazione, esclusività, riconoscimento.

La gelosia non permette di vedere l’altro, di incontrarlo in un tempo reale

nel qui ed ora della relazione.

Non ci sentiamo liberi di incontrare l’altro come persona con le sue scelte.

La preoccupazione è di essere abbandonati, scartati in favore di un “altro” più affascinante, interessante, giovane, simpatico. La sensazione è quella di perdere terreno, scivolando dentro una spirale di dubbi ed incertezze, non solo relativi ai comportamenti di infedeltà del partner, ma anche relativi a noi stessi. 

Quando siamo gelosi l’autostima comincia a vacillare attivando un circuito vizioso perché più siamo insicuri del nostro valore e più si intensificheranno i dubbi “perché lui/lei dovrebbe stare con una/uno come me”?

La gelosia “fisiologica” e disfunzionale

La gelosia è un’emozione che sperimentiamo tutti di tanto in tanto e non possiamo definirla negativa a priori, ma questo dipende da alcune caratteristiche e variabili.

Quando la gelosia è moderata rientrando nella dinamica affettiva tra due persone allora può essere definita “fisiologica” ed è legata al senso di protezione verso un rapporto che riteniamo importante.

Una gelosia eccessiva diventa fonte di malessere per chi la sperimenta e per chi la subisce, danneggiando la relazione. 

Parliamo di gelosia disfunzionale quando: 

– non rimane all’interno di livelli controllati e accettabili, 

– si trasforma in controllo e angoscia, 

– mina l’autostima di chi la sperimenta, 

– non viene “risolta” in tempi brevi, 

– non è generata da comportamenti e segnali concreti, ma segue fantasie e pensieri,

– ha un impatto disfunzionale sulla relazione, 

– limita la libertà reciproca,

– il pensiero della gelosia diventa dominante,

– la persona agisce con gelosia attivando tutta una serie di rituali di controllo, come sottoporre il/la partner a interrogatori continui ed insistenti, cercare indizi di tradimento ovunque, cercare di controllare l’altra persona vietandole di uscire o di vestirsi in un determinato modo, spiare le mail o i messaggi senza consenso, controllare il GPS nell’auto, indagare con amici e conoscenti circa i comportamenti del/della partner, controllare i social media anche attraverso la creazione di profili fake per adescare il partner e testarne la fedeltà. 

 Solo su Facebook si stima che siano almeno 140 milioni i profili fake, creati da coloro che vengono definiti Catfish.

Catfish è qualcuno che finge di essere qualcun altro, usando i social media per creare false identità, soprattutto al fine di manipolare relazioni online.

Il Catfishing è un fenomeno di inganno, che a volte viene attivato dal partner con il fine del controllo. Questo tipo di comportamento rientra in quella che potremmo definire gelosia disfunzionale.

Quando la gelosia è moderata rientrando nella dinamica affettiva tra due persone allora può essere definita “fisiologica” ed è legata al senso di protezione verso un rapporto che riteniamo importante.

Una gelosia eccessiva diventa fonte di malessere per chi la sperimenta e per chi la subisce, danneggiando la relazione. 

Il continuum della gelosia

Dobbiamo specificare che esiste un continuum della gelosia all’interno del quale possiamo ritrovare quattro livelli: 

  1. gelosia reattiva – un’emozione intensa determinata da evidenti comportamenti infedeli da parte del/della partner.
  2. gelosia ansiosa – una reazione di allarme anche in assenza di una reale minaccia.
  3. gelosia possessiva – dove vengono attivati tutta una serie di comportamenti di ipercontrollo verso il/la partner (Utz e Beukeboom 2011).

4.  gelosia patologica. Le caratteristiche individuate da De Clérambault hanno permesso di distinguere le forme cliniche all’interno del campo della gelosia patologica. Tra queste:

  • delirio di gelosia o Sindrome di Otello, ovvero la convinzione delirante d’infedeltà. 
  • gelosia ossessiva, che presenta le caratteristiche di un disturbo ossessivo-compulsivo. Spesso la persona gelosa si rende pienamente conto dell’infondatezza dei propri sospetti, ma non riesce a liberarsi dal tormento del dubbio.
  • l’iperestesia gelosa di Mairet, dove le idee di gelosia sono quantitativamente floride e tendono ad occupare tutto il campo esperenziale del paziente. Le tematiche di gelosia assumono la struttura formale di «idee prevalenti», hanno cioè una forte componente affettiva e mantengono un costante confronto con la realtà, pur occupando in modo stabile ed esclusivo il campo coscienziale del paziente.

Conclusioni

Nella ricetta della relazione di coppia sana la gelosia può esistere, ma solo in piccole dosi (q.b.), se si trasforma in ossessione e controllo allora siamo di fronte a una dinamica disfunzionale che minerà il rapporto e genererà sofferenza in entrambi i partner. 

La gelosia eccessiva tende ad azzerare gli spazi tra sé e il partner, tra la coppia e il mondo esterno nel tentativo malsano di recintare la coppia e di proteggerla dalle incursioni e da possibili tentazioni. Il risultato non è mai la protezione, ma l’asfissia

Un legame d’amore senza aria e senza sole è come una fiamma rinchiusa in un bicchiere: senza ossigeno che la rigeneri, prima o poi si spegne (V. Randone). 

La gente crede di sapere che cosa sia l’amore: non lo sa!

E il loro malinteso rispetto all’amore crea gelosia. 

Con “amore” la gente intende un certo tipo di monopolio, una sorta di ossessività,

ma non comprende un semplice fatto della vita: 

nel momento in cui possiedi qualcuno, un essere vivente, lo hai ucciso.

La vita non può essere posseduta.

Non la puoi trattenere in un pugno:

se la vuoi avere,

devi tenere aperte le tue mani

Osho 2004

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