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L’importanza della sicurezza relazionale

Genitorialità, Individuo

La sicurezza relazionale è uno dei fattori più importanti delle relazioni, quello che viene cercato e desiderato come maggiore intensità. Ma che cos’è la sicurezza relazionale?  Quanto conta all’interno delle relazioni? Da dove ha origine e come si accresce nel corso della vita?

Scopriamolo all’interno di questo articolo. 

La sicurezza relazionale: significato e teorie

Se dovessimo fare una classifica degli elementi più significativi all’interno dei rapporti, siano essi familiari, di coppia, amicali e di colleganza, tra i primi posti ci sarebbe sicuramente la sicurezza relazionale.

Nel 1991 Sandler affermava che è il bisogno di sicurezza relazionale l’organizzatore motivazionale principale della vita mentale, includendo in esso anche ogni altro bisogno compreso quello attinente alla ricerca del piacere.

Teoria dei bisogni di Maslow

Abraham Maslow, nella sua classificazione gerarchica della motivazione, inserì la sicurezza come uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. Egli ideò la famosa piramide dei bisogni, alla cui base ci sono i bisogni primari fino ad arrivare alla parte apicale, dove si staglia il bisogno di realizzazione di sé. Solo se vengono soddisfatti i bisogni dello step precedente potranno essere soddisfatti i bisogni successivi. 

Al primo gradino della piramide troviamo i bisogni fisiologici, come fame, sete, riposo. Se questi verranno soddisfatti la persona sarà motivata a ricercare la seconda trance di bisogni primari ovvero i bisogni di sicurezza: sicurezza fisica (assenza di pericoli), sicurezza economica, sicurezza legata alla salute, sicurezza relazionale (in particolar modo legata ai rapporti familiari). 

Subito dopo troviamo il bisogno di appartenenza, legato alla necessità della persona di creare dei legami significativamente affettivi. Ciò si collega spontaneamente al bisogno di stima che viene autodiretto (autostima, autoefficacia) ed eterodiretto (la persona stima e rispetta l’altro).

L’ultimo step della piramide accoglie il bisogno di autorealizzazione, che spinge la persona a mettere in campo le personali risorse per raggiungere i propri obiettivi. 

Sicurezza vs Pericolo

La sicurezza, dunque, è importante, ma dobbiamo aver a che fare anche con il suo opposto, ovvero il senso di pericolo relazionale. Spesso, infatti, oscilliamo tra il pericolo e la sicurezza del legame: da un lato viviamo l’angoscia del legame enfatizzato da una cultura individualistica che sottolinea quanto sia terrifico stare dentro un rapporto che incatena a scapito della libertà personale; dall’altro siamo alla continua ricerca del senso di sicurezza, ovvero di una base stabile che attribuisca un senso alla nostra natura relazionale. 

Non stiamo parlando della flaccida sicurezza che si mantiene all’interno di rapporti abitudinari e spenti, ma di una sicurezza dinamica la cui forza è stabilita dalla possibilità di mantenimento del legame nonostante le separazioni, i conflitti, le rotture temporanee

Quindi, in realtà la questione non è un conflitto monopersonale: pericolo vs sicurezza, ma una dialettica bipersonale: pericolo e sicurezza (Castellano, Bonucci, 2017). 

Ovvero, la sicurezza relazionale può essere percepita solo confrontandosi con il pericolo: solo se il rapporto sperimenta l’incertezza avremo la certezza della sicurezza. Solo se nonostante le crepe la relazione si mantiene stabile, si avrà la consapevolezza che quel legame è sicuro. 

La sicurezza relazionale: origini

La sicurezza relazionale non dipende solo da noi, dall’altro, dalle dinamiche intrinseche di quella specifica relazione. 

Non è una caratteristica dell’individuo, ma descrive la natura di una connessione interpersonale (Siegel 2012), che deriva soprattutto dalle esperienze relazionali infantili le quali fungono da stampo che modella le relazioni adulte. 

Interazioni ripetute con Altri significativi, capaci di protezione e sostegno, tendono a produrre un senso relativamente stabile di sicurezza nell’attaccamento (per esempio, la sensazione di poter fare riferimento, per poter ottenere protezione e sostegno, alle persone più vicine; di poter esplorare l’ambiente in modo sicuro ed efficace; di stabilire relazioni soddisfacenti con gli altri), che in vari modi conduce allo sviluppo di un modello di sé stabile e positivo e a una serie di strategie di regolazione affettiva riuscite e in buona parte autonome (Mikulincer, Shaver 2004).

Da questo back-ground evolutivo e relazionale si sviluppa la personalità adulta che è autonoma anche perché capace di fidarsi, chiedere aiuto, appoggiarsi e collaborare con gli altri, avendo strutturato il senso della propria sicurezza in riferimento tanto a figure di accudimento internalizzate, quanto a figure di riferimento esterne (Caretti, Barbera 2005).

Quando siamo piccoli impariamo le regole relazionali attraverso le interazioni con le figure di accudimento, apprendiamo l’amore attraverso ciò che riceviamo: attenzioni, carezze, interesse dell’adulto. 

La qualità dell’accudimento materno dà un chiaro contributo alla sicurezza. 

“La mente si organizza fin dai primordi per fornirsi, a partire dagli stimoli offerti dall’ambiente, di oggetti interni in grado di garantire legami affettivi e sicurezza relazionale da un lato, e di conseguenza continuità esperienziale dall’altro” (Dallanegra 2005).

La sicurezza relazione e la continuità esperienziale sono imprescindibili affinchè il bambino (e l’adulto poi) possa affrontare adeguatamente le esperienze di temporanea insicurezza e discontinuità. 

La sensibilità materna

La sensibilità materna, la capacità della madre di rispondere adeguatamente alle manifestazioni di disagio del bambino, una stimolazione adeguata, la sincronizzazione interazionale e il calore, il coinvolgimento e la responsività si sono rivelati tutti predittori della sicurezza dell’attaccamento in moltissimi studi.

Il concetto di “sensibilità” materna è stato elaborato da Mary Ainsworth (1979): un comportamento di cura sensibile consiste nella capacità della madre di percepire i segnali del bambino, di comprenderli e di rispondervi in modo adeguato. La risposta materna per essere definita di “responsività sensibile” deve inoltre essere rapida, entro un tempo di frustrazione che sia sopportabile per il bambino. 

Mamma e bambino fanno parte di un sistema di comunicazione affettiva dove le reazioni all’esperienza affettiva di un partner sono determinate dall’espressione affettiva dell’altro e viceversa.

E questo fin dai primissimi mesi di vita. 

Lo still face

Lo psicologo Edward Tronik ha studiato gli esiti delle interazioni mamma-bambino attraverso la procedura sperimentale definita still face o paradigma del volto immobile. 

La procedura è utilizzata con neonati (1-4 mesi di vita) posti di fronte alla mamma. Inizialmente i due interagiscono normalmente, poi alla mamma è richiesto di tenere il volto immobile, impassibile, con espressione emotiva neutra e di non rispondere alle sollecitazioni di interazione del bambino.

Cosa accade quando la mamma si immobilizza? 

Dopo circa una ventina di secondi, durante i quali il piccolo sollecita la mamma all’interazione, il bambino modifica il proprio comportamento: assume un’espressione seria, la bocca diventa cadente, si agita, distoglie lo sguardo. In pratica, si ritira dall’interazione come se vi rinunciasse.

Si è osservato che se la ripresa dell’interazione, dopo il volto immobile, avviene in meno di 30 secondi il bambino assume il suo tipico comportamento e le interazioni genito-filiali si riattivano senza conseguenze.

Mentre, se il volto immobile si prolunga oltre i 3 minuti si attiva uno schema di ciclicità negativa e di disagio, che persiste anche durante la normale interazione successiva madre-bambino.

La sicurezza relazionale: caratteristiche

Il dialogo affettivo ed emozionale tra adulto significativo e bambino è il nucleo centrale nella costruzione del futuro senso di sicurezza personale e relazionale. 

In altre parole, se il bambino è cresciuto in un ambiente sereno, privo di alte dosi di conflittualità, con accanto un genitore che ha fornito cure sensibili e amore, in età adulta la persona sarà capace di donare agli altri; viceversa, se il bambino non ha ricevuto sufficienti attenzioni amorevoli svilupperà probabilmente una certa insicurezza su di sè e sulle relazioni. Da adulto tenderà a continuare ad attendere che l’altro dia qualcosa, ovvero tutto quello che hanno tanto atteso da piccoli senza mai ottenerlo. 

Si sentirà a credito relazionale e per questo il Focus sarà puntato su trovare cure e attenzioni che possano colmare antiche manchevolezze.

In particolare, chi ha avuto modo di sperimentare la sicurezza relazionale fin dalla nascita sembra presentare le seguenti caratteristiche: 

  • Si considera degno di amore
  • È consapevole delle proprie fragilità, senza fuggire da esse 
  • Rispetta le differenze tra sé e gli altri
  • Non sente l’esigenza di primeggiare a tutti i costi
  • Si sente libero di compiere scelte personali
  • Tende a non giudicare gli altri
  • Emerge una certa tranquillità nella creazione dei legami

Conclusioni

Ma, quindi, è già tutto scritto e immutabile? Se ho avuto un passato difficile non avrò mai la possibilità di sperimentare legami relazionali sani?

Beh assolutamente non è tutto definito, bensì trasformabile.

È importante, inoltre prendere in considerazione diverse variabili che hanno contribuito alla determinazione del senso di sicurezza.

I legami con le figure di attaccamento sono fondamentali, ma hanno importanza anche: la relazione di coppia dei genitori; i rapporti che il bambino ha sperimentato con altri adulti significativi (nonni, zii…); la rete sociale in cui la persona ha vissuto (scuola, sport, amici…), i rapporti adulti presenti (amici, partner). 

La creazione di altri rapporti nutrienti e sicuri offre l’opportunità di coltivare la piccola piantina di sicurezza che il soggetto porta in eredità dalle relazioni primarie, per rinforzarla. 

Il lavoro sarà più lungo e faticoso, ma la pianta può sicuramente germogliare. 

Anche il legame con lo psicoterapeuta può fungere da temporanea base sicura. L’attaccamento all’interno della relazione terapeutica rappresenta una base importante per il processo di cambiamento.

Per approfondire

Maslow A., (2010) Motivazione e personalità, Armando Editore

Castellano R., Bonucci C., (2017) Una poltrona per tre. Pazienti e analista nella terapia di coppia, Franco Angeli 

Siegel D., (1999) La mente relazionale, Raffaello Cortina Editore

MIKULINCER, M., SHAVER, P. R. (2004), Security-Based Self-Representations in Adulthood: Contents and Processes, in RHOLES, W. S., SIMPSON, J. A. (a cura di), Adult Attachment. Theory, Research, and Clinical Implications, The Guilford Press, New York: 159-195).

Caretti, V., LA Barbera, D. (a cura di, 2005), Le dipendenze patologiche. Clinica e psicopatologia, Raffaello Cortina. 

Telfener U., (2007) Le forme dell’addio. Effetti collaterali dell’amore, Alberto Castelvecchi Editore

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