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L’importanza dell’autostima nelle relazioni di coppia

Relazione di coppia

La stima e la fiducia in se stessi sono ingredienti fondamentali per affrontare i diversi contesti relazionali: familiare, lavorativo, sociale. Le relazioni, a tutti i livelli, sono influenzate dalla valutazione che ogni individuo costruisce circa se stesso. In particolare, l’autostima ha un forte impatto sui rapporti di coppia. 

Facciamo insieme qualche riflessione in merito. 

Autostima e relazioni primarie

L’autostima è prodotto delle relazioni primarie. Come quando si costruisce una casa, sono le fondamenta che la terranno in piedi quando sarà completa. 

Gli scambi genito-filiali dalle fasi perinatali e per gli anni successivi di sviluppo, sono linfa per la costruzione del sè e dell’idea di sè. 

Se gli scambi affettivi tra il cargiver ed il bambino sono stati caldi, costanti e coerenti ai bisogni espressi dal piccolo, allora è probabile che il bambino sviluppi un’idea di sè come soggetto degno di amore ed attenzione, viceversa se le figure di riferimento assumono ricorsivamente atteggiamenti sterili, freddi, inadeguati alle esigenze del piccolo oppure se si alternano, improvvisamente, vicinanza e lontananza, accoglienza e rifiuto, o nei casi più estremi se le relazioni sono terrifiche e violente, allora il bambino potrà pensare di essere una persona non amabile. 

Diverse ricerche hanno correlato lo stile di attaccamento con il livello di autostima. Ad esempio, Griffin e Bartholomew (1994) hanno dimostrato che uno stile di attaccamento sicuro è correlato alla positività del concetto di sè. 

Secondo la teoria dell’attaccamento, le interazioni sperimentate nello scambio relazionale tra bambino e cargiver verranno interiorizzate e diventeranno vere e proprie strutture mentali ovvero Modelli Operativi Interni (MOI), vale a dire “schemi generalizzati che contengono diversi aspetti della vita della persona, ossia una rappresentazione di sé, una rappresentazione delle figure di attaccamento ed una della qualità delle relazioni” Bowlby.

La rappresentazioni, che inizialmente sono riferite solo alla figura di accudimento, vengono poi generalizzate e diventano un modello su “come solitamente funzionano le cose nella mia relazione col mondo”, che consente al bambino di predire i comportamenti e di mettersi in relazione con se stesso e con gli altri, sulla base delle sue esperienze relazionali.

L’attaccamento e le relazioni primarie sono, dunque, le fondamenta del Sé, ma poi lungo la crescita l’autostima può essere mantenuta stabile, accresciuta o sgretolata a seconda delle esperienze che il soggetto vive. 

Per questo Harter conia il concetto di “autostima relazionale”, relativo al peso specifico che i feedback raccolti dai vari contesti relazionali ha sulla valutazione globale di sè. Questo fattore ha maggiore rilevanza in fase adolescenziale dove i coetanei sono un importante elemento di confronto. 

I contesti, infatti, possono fungere da:

supporto, basti pensare al caso di un ragazzo che ha problemi di apprendimento e quindi vive il contesto scolastico con sensazioni di inadeguatezza, ma è il capitano della squadra di basket. Oppure in situazioni più delicate, all’interno delle comunità alloggio per minori in svantaggio socio-familiare, dove un contesto affettivo stabile può aiutare i ragazzi a tirar fuori i propri punti di forza.

 – ostacolo. È immediato il riferimento agli episodi di bullismo, cyberbullismo, abuso psicologico, fisico e sessuale che possono destabilizzare anche soggetti con un iniziale buon livello di stima di sè. 

L’autostima nella coppia

Anche le relazioni di coppia hanno molto a che fare con l’autostima in maniera bidirezionale: da un alto chi ha una buona stima di sè non ha la necessità di ricercare nel partner la sorgente della propria validazione, accettazione e conferma del personale valore. È libero, autonomo, rimane una sfera completa e non una metà alla ricerca dell’altra metà per sentirsi un UNO. Il partner è un’aggiunta positiva alla propria vita, non una necessità impellente. 

Questo ha un impatto anche sulla scelta del partner, che sarà nella maggior parte dei casi, un’altra persona integra, capace di valorizzare l’altro. Non un compagno da salvare o da cui essere salvati. Non un salvagente, un riccio spinoso, un cucciolo. 

Dall’altro lato la qualità del rapporto di coppia può fungere da potenziatore o distruttore dell’autostima. I rapporti di coppia disfunzionali, dove continue e ripetute sono le comunicazioni squalificanti, oppure dove si sperimenta la violenza psicologica e/o fisica possono “indebolire a poco a poco anche una personalità inizialmente stabile, facendola diventare insicura e piena di dubbi” Galante.

Se all’interno di una coppia, uno dei due partner o tutti e due hanno una bassa stima di sé, la coppia soffrirà di insicurezza, passività, indecisione. Quando dovranno affrontare degli ostacoli tenderanno alla rassegnazione improduttiva. 

Inoltre, chi non è soddisfatto di se stesso utilizzerà lo spazio della coppia come campo di gioco da cui poter trarre i feedback necessari alla creazione di una buona immagine di sè. Quando questi rinforzi non arrivano sufficientemente, allora anche la relazione di coppia verrà valutata insoddisfacente. Ad insoddisfazione si somma insoddisfazione e ciò naturalmente amplifica gli stati negativi che la persona sperimenta dentro di sè.

La capacità di costruire e vivere relazioni intime ha molto a che fare con l’immagine che si ha di se stessi e con il valore che ci si attribuisce”.

Giusti, Spalletta 1997; Giusti, Pitrone 2004

Solo se entrambi i partner hanno un sufficiente livello di autostima saranno capaci di avvicinarsi intimamente. Solo se si ha una buona conoscenza della propria persona e se ci si percepisce come individui integri ed interi, allora si avrà la capacità di mostrarsi all’altro, con i propri punti luminosi ed oscuri.

Solo se si percepisce di avere un valore intrinseco sarà possibile non usare il partner per colmare i propri vuoti. 

Le parole dell’autostima

Quali sono gli elementi principali dell’autostima nelle relazioni di coppia?

Valore

La percezione del valore personale non deve dipendere esclusivamente dai feedback che riceviamo dal partner. Ognuno di noi è utile che costruisca un’idea di sè stesso, non eccessivamente rigida, ma sufficientemente resistente, da utilizzare all’interno dei diversi contesti relazionali ed anche nella relazione di coppia. 

Valutazione 

Esaltarsi indiscriminatamente o pensare di essere buoni a nulla sono due posizioni polari che portano a risultati negativi seppur di segno opposto. Avere una buona stima di sè non significa pensare di saper far tutto, ma di valutare in maniera realistica le proprie risorse, competenze e capacità con lo spirito costruttivo di chi pensa di potersi sempre migliorare. 

Accettazione 

Avere un livello sufficiente di autostima passa propedeuticamente dall’accettazione. Accogliere i propri difetti da un lato e offrirsi l’opportunità di errare dall’altro sono due ingredienti indispensabili per non attivare le dinamiche dell’autoaccusa e della ricerca spasmodica della perfezione.

Non assumiamo la filosofia del mascherare ciò che non ci piace di noi stessi, ma piuttosto quella del valorizzarci. 

E specularmente è proficuo utilizzare questa modalità anche nella lettura del partner: da valorizzare e non da distruggere. 

Competizione

In molti ambiti siamo spinti a confrontarci con gli altri, anche con il partner. A volte questi paragoni possono portare la persona a svalutarsi, entrando profondamente in crisi. La sana competizione, che spinge a dare il meglio di sè è utile perché funge da stimolo positivo, ma se la competizione diventa l’ago della bilancia, in cui “mors tua vita mea” allora siamo sul filo della disfunzionalità. 

Ricordiamoci che ogni competizione è prima di tutto con se stessi e deve essere sempre realizzata con spirito evolutivo ed il partner dovrebbe essere stimolo migliorativo. 

Libertà

Avere fiducia in se stessi offre l’opportunità di muoversi nel mondo con sufficienti gradi di libertà. Libertà di scegliere, di dire ad alta voce la propria opinione anche se non si accorda a quella dell’altro. Libertà di sbagliare e di mostrarsi. 

“Acquisire una buona autostima significa imparare a stare nella relazione e a uscirne, per poi rientrare. Significa apprendere a gestire l’autonomia nella relazione, non svincolandosi da essa”

Menditto 2004

Per approfondire:

Giusti E., Testi A., L’autostima: vincere quasi sempre con le 3A, Sovera edizioni, 2018

Galante R., Perché non lo lascio? Storie e psicoterapie di donne legate a uomini maltrattanti, Torino: Antigone Editore, 2011 

Bowlby J. Attaccamento e perdita, vol. 1: L’attaccamento alla madre. Torino: Bollati Boringhieri, 1972

Bowlby J, Sborgi C. Attaccamento e perdita. 2: La separazione dalla madre. Torino: Bollati Boringhieri, 1982

Bowlby, J. Attaccamento e perdita, vol. 3: La perdita della madre. Torino: Bollati Boringhieri,1983

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